“Lasciatevi la monarchia alle spalle o voi ch’entrate! In Italia mai più la monarchia! In Italia non potrete nemmeno più nominare quella parola!”

Queste parole non sono scritte sulle dogane per entrare nel Paese, non tanto perché sia illegale scriverle quanto invece perché è implicito, palese, scontato.

Di norma per fare una valutazione sulle proprie scelte si fa una comparazione tra le proprie e quelle degli altri. Dunque non rimane che enumerare i problemi dell’Italia e fare un paragone.

Tra le principali problematiche del nostro Paese possiamo elencare: corruzione, assenza dello Stato, eccessiva tassazione, scarsa unità nazionale, debito pubblico e poca libertà di stampa.

Esaminiamone alcune.

La corruzione è un reato basato sul calcolo, non sulla passione, secondo l’esperto Robert Klitgaard specializzato in questo campo. Le persone tendono a corrompere o a essere corrotte quando i rischi sono bassi, le multe e le punizioni minime, e le ricompense grandi. Dunque non è un problema filologico, ma è il risultato di una cattiva gestione.

Tra gli Stati con il minor tasso di corruzione in assoluto al mondo possiamo elencare:

Norvegia, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Svizzera, Canada, Australia, Nuova Zelanda. Escluse Svizzera e Finlandia le altre sono tutte monarchie.

Il debito pubblico di questi Paesi si aggira tra un minimo del 27% del PIL dell’Australia ed un massimo 100% del Belgio. Il debito pubblico italiano è del 127%.

A livello di libertà di stampa in Europa, i primi dieci Paesi classificati sono: Finlandia, Norvegia, Svezia, Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svizzera, Andorra, Islanda. Di questi dieci, sei sono monarchie e Andorra è una diarchia. L’Italia, a stregua soltanto della Turchia, è considerato un Paese semilibero.

Il sistema para-inglese, adottato nella maggior parte degli Stati monarchici, sembrerebbe la punta di diamante di questi Stati, composto da Camera dei Lord e Camera dei Deputati. Il Parlamento del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord rappresenta nella Camera dei Lord (non elettiva e scarna di poteri) i poteri forti e nella Camera dei Comuni (elettiva e dotata di grandi poteri) il popolo.

Il sistema parlamentare italiano è bicamerale: la Camera dei Deputati (camera bassa) e il Senato della Repubblica (camera alta), ciascuna con gli stessi doveri e poteri assegnatogli dalla Costituzione.

Conseguenze positive del sistema parlamentare inglese e comparazione con quello italiano: la rappresentanza dei poteri forti nel sistema inglese è tutelata, mentre in quello italiano no. Con poteri forti si intende qualsiasi entità PRIVATA che ha il potere di influenzare, indurre o comunque influire pesantemente sui cittadini, intesi come moltitudine di singoli individui. Ciò che si viene a verificare è un aumento della corruzione nel sistema italiano. Modificando il Parlamento sulla falsa riga di quello inglese e obbligando la politica alla trasparenza (cosa difficile), si elimina il problema alla radice.

La corruzione politica, d’altronde, ha come conseguenza diretta l’inefficienza. La popolazione perde fiducia nei confronti della politica (voto inefficace), sempre meno persone vanno a votare e i voti di protesta aumentano. Il Capo dello Stato, rappresentante dell’unità nazionale, viene anch’esso scelto in questa cerchia di persone e dunque associato ad esse. Avendo un passato politico, pertanto di parte, egli non viene visto diversamente da qualunque altro politico agli occhi dei più, perdendo così la sua efficacia unificante e venendo meno al suo ruolo. Un rappresentante mal visto, perché scelto tra i corrotti, e di parte, perché scelto tra i faziosi.

Queste condizioni non permettono allo Stato di funzionare adeguatamente. Manca il sostegno dal basso, manca il consenso popolare, il senso dello Stato, lasciando campo libero ad associazioni criminose e mafie. Questi fattori provocano un incremento del mercato nero e dunque l’evasione fiscale. Evasione fiscale che ha come diretta conseguenza l’aumento di tutte le aliquote e la diminuzione degli ammortizzatori sociali.

La condizione principale per cui una legge o una regola viene rispettata è che sia condivisa. Le istituzioni vengono ascoltate poiché sono universalmente condivise e rappresentano un riferimento. Ma questo ascolto è palesemente marcio e non ci si può aspettare nessuna efficacia.

Porre a capo dello Stato una figura che sia imparziale, poiché non politica, permetterebbe di evitare che ad ogni crisi politica consegua una crisi dell’unità nazionale. Ad esempio, in Belgio, tra il 2008 e il 2011, il re è stato garante dell’unità nazionale a fronte di 3 governi di minoranza e della crisi economica.

Una carica ricoperta per lunghi periodi darebbe la possibilità alla popolazione di avere una figura cui riferirsi con sicurezza e, a chi governa, di instaurare nel popolo valori comuni, come il Papa. Ne consegue che uno Stato monarchico, rispetto ad uno Stato repubblicano, presenterebbe molti meno problemi risultando più ricco, meno corrotto, più unitario e più democratico. Non dimentichiamo, infatti, che nella monarchia il referendum per passare alla Repubblica è possibile, nella Repubblica no.

Andrea Bellandi

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