Le Near Death Experiences (‘esperienze di pre-morte’, in italiano), sono delle intense esperienze che vengono sperimentate da alcune persone, per la maggior parte finite in coma in seguito a gravissimi traumi o incidenti e che sono in seguito riuscite a risvegliarsi e salvarsi. Queste persone definiscono le esperienze di pre-morte come “lessere stati nell’aldilà ed essere poi tornati indietro”.

Sebbene per molto tempo questi misteriosi fenomeni siano stati considerati esclusivamente nel campo delle parascienze o delle malattie mentali, con l’avanzare degli studi si è arrivati a concludere che questo tipo di esperienze in realtà non siano così rare come si potesse pensare prima.

L’incidenza di simili eventi si attesta infatti intorno al 10% nei casi di persone sopravvissute ad importanti traumi, e questa percentuale si alza in condizioni particolari arrivando al 18 % nei casi di arresto cardiaco.

La maggioranza dei racconti di chi vive un’esperienza di pre-morte è caratterizzata da elementi comuni:

La sensazione di osservare il proprio corpo in maniera distaccata, in genere dall’alto. Alcune persone riferiscono di aver assistito alle proprie manovre di rianimazione da parte dei medici, proprio dall’alto della sala operatoria.

Una sensazione di grande felicità, pace interiore e benessere fisico. Molti pazienti che hanno fatto NDE hanno raccontanto di non temere più la morte, e di aspettare con serenità la fine della propria esistenza.

L’attraversamento di un tunnel buio, alla fine del quale vi era luce.

L’incontro con “altri esseri”, identificati generalmente come i cari defunti.

Aver incontrato una o più “entità di luce”, identificate dai credenti in Angeli e in Dio.

Aver avuto la possibilità di vedere e sentire colori e suoni meravigliosi ed incredibili, imparagonabili con quelli della Terra.

La rivisitazione di momenti di vita passata, anche dimenticati, reinterpretati e rivissuti in una nuova chiave etica.

La ricerca sulla vera causa di questi fenomeni è ancora oggetto di grande dibattito. Molti credenti vedono in queste esperienze proprio la prova dell’esistenza di un mondo ultraterreno dopo la morte; la maggior parte degli studiosi delle NDE invece attribuisce la maggior parte dei fenomeni a degli squilibri chimici e neurofisiologici che avvengono quando ci si trova in gravi condizioni e ad un passo dalla morte. Alcune sensazioni potrebbero essere infatti il risultato dell’azione di alcuni farmaci somministrati e da meccanismi non ancora chiaramente noti di autoconsolazione.

La discussione sulle cause e sul meccanismo di queste esperienze è, come si può immaginare, ancora molto lacunosa. E’ noto infatti come alcune sostanze, come la Ketamina, siano in grado di far provare esperienze simili paragonabili a quelle NDE; tuttavia, pur facendo riferimento agli effetti psicologici riconducibili a squilibri chimici di vario tipo, le spiegazioni razionali non riescono a far luce su molti punti. Vi sono pazienti infatti che in seguito al proprio risveglio sono riusciti a ricostruire con minuzia di dettagli tutta la loro rianimazione, osservata da incoscienti dall’alto della sala.

Lo psichiatra Bruce Greyson ha elaborato una scala, che prende il suo nome (Scala di Greyson), per poter descrivere e catalogare eventuali esperienze di pre-morte in base all’intensità delle sensazioni descritte dai pazienti; il tentativo,ovviamente, è quello di approcciare questi misteriosi fenomeni da un punto di vista scientifico.

Nonostante, con il passare del tempo, si possano studiare sempre più a fondo questi fenomeni, con la naturale curiosità e famelica voglia di conoscenza tipica dell’uomo, probabilmente non si arriverà mai a comprendere totalmente i misteri legati alla morte e alla fine del nostro ciclo vitale, con buona pace del nostro bruciante ardore conoscitivo.

Le esperienze di pre-morte sono state vissute anche da grandi personaggi della nostra epoca e non: il mistero e il fascino di questi eventi può essere forse minimamente intuito dalle parole di Carl Gustav Jung che, in seguito a un grave incidente che lo portò ad un infarto e al coma, sopravvissuto, descrisse l’esperienza in questo modo:

“Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente… Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo”

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