di Silvia Bononi

Brexit. Ne hanno parlato, ne parlano e probabilmente ne parleranno, dato che gli strascichi della vicenda faranno verosimilmente concorrenza agli abiti da sposa o da red carpet più pomposi di sempre. Dietro questo nomignolo, che per certi versi potrebbe credibilmente passare per il nome di un medicinale o di un gruppo musicale emergente, si palesa un vero e proprio evento storico, alla stregua – forse – della caduta del muro di Berlino o della scoperta dell’America: la chiusura definitiva dell’Isola di Sua Maestà la regina Elisabetta all’Europa.

Una doccia fredda più o meno inaspettata. Senz’altro fredda. Al di là delle dimissioni dell’ormai ex premier Cameron e ai possibili riflessi sulla moneta unica, le conseguenze della Brexit travolgeranno e stravolgeranno gli equilibri socio-politico-economici dell’Europa e non solo.

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E adesso quindi che succede? L’incertezza fa da padrona nel gioco della libera concorrenza e del libero mercato. Nel brevissimo termine, a mio avviso, i giocatori – le imprese, soprattutto multinazionali – dovrebbero rivedere i propri modelli di business e quantificare gli effetti della tensione associata all’attuale situazione d’incertezza. In questo modo sarà possibile individuare le azioni più opportune per mitigare, se non addirittura ridurre al minimo, i rischi, sfruttando le eventuali opportunità che tale situazione potrebbe offrire.

In particolare per spuntarla e rimanere a galla le aziende potrebbero iniziare a porsi le seguenti 10 domande.

1 – Qual sarà l’effetto sui clienti? Le assunzioni sull’operatività e solidità finanziaria dei clienti britannici dovranno essere riviste? Cosa succederà a seguito dell’esclusione dall’UE e della conseguente cessazione di regolamenti e direttive comunitarie? Fino a che punto i clienti britannici potranno contare sugli accordi dell’UE e per quanto tempo?

2 – Il potere contrattuale dei fornitori di beni e servizi subirà flessioni o piuttosto ne uscirà consolidato e rafforzato? Ci saranno conseguenze in termini di maggiori costi di approvvigionamento nonché  di variazione degli standard qualitativi attesi?

3 – Quale sarà l’effetto nel medio lungo termine sui tassi d’interesse e sul celeberrimo spread? I mercati borsistici si riassesteranno dopo i crolli delle ultime settimane? E su quali livelli? Sarà necessario rivedere le strategie di copertura dai rischi finanziari?

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4 – Quali effetti si avranno sulla volatilità dei tassi di cambio e sull’esposizione in valuta estera? La svalutazione della sterlina sarà definitiva? O bisognerà attendere la formalizzazione dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE prima di avere un’idea chiara in merito? Come evitare che l’esposizione in valuta estera impatti negativamente sulla marginalità delle imprese, sui ricavi, sugli obblighi di pagamento e sulle esigenze di finanziamento?

 5 – Quali conseguenze sulle modalità di finanziamento e sulle relazioni contrattuali esistenti? Nel caso la Brexit si concretizzasse come “significativo evento avverso”, come tutelare le controparti in gioco? I contratti di finanziamento prevedono clausole a copertura di “significativi eventi avversi”? O sarà necessario includerle da ora in avanti?

6 – Quali azioni prendere in considerazione per garantire un efficace “Talent Management”? Le persone provenienti da paesi europei – da oggi immigrati – che già vivono e lavorano nel Regno Unito subiranno conseguenze di sorta? Accoglienza o esclusione? Verranno date loro garanzie? Saranno adottate politiche di delocalizzazione e/o mobilità? Sarà forse la fuga di talenti? Le aziende che promuoveranno politiche di integrazione culturale e di difesa della diversity avranno un asso in più nella manica da giocare?

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7 – Quale strategia di comunicazione mettere in piedi? Cosa comunicare al mercato? La fiducia degli investitori sarà minata? Come evitare il panico e il ritiro dei capitali investiti? Cosa inventarsi per attirare nuovi investimenti?

8 – Sul piano sociale quali questioni meritano attenzione? Gli interessi di gruppi di persone concretamente legate dal perseguimento di interessi comuni (c.d. lobbyng) saranno in grado di esercitare pressioni sul potere politico per ottenere provvedimenti a proprio favore, specialmente in campo economico e finanziario?

9 – Quali le aree maggiormente interessate dai cambiamenti di leggi e regolamenti? Quali opportunità sfruttare? Come comprendere appieno gli impatti giuridici, economici e strategici generati dall’uscita del Regno Unito dall’UE? Come potrebbero cambiare gli accordi commerciali e i regolamenti? Scozia e Irlanda difenderanno con fermezza la loro posizione “pro-UE”?

10 – Quali altre considerazioni? La Brexit potrebbe, ad esempio, ostacolare eventuali operazioni di fusione e acquisizione che coinvolgono Regno Unito e/o le imprese dell’UE? Dopo più di quattro anni di negoziati, ci saranno conseguenze sul trattamento e sulla protezione dei dati personali e della privacy? Quali strategie adottare per coprire i costi di adeguamento normativo che potrebbero essere ingenti e di complessa gestione per il Regno Unito? Quali saranno le  implicazioni fiscali? Il Regno Unito da sempre deciso nel criticare i paradisi fiscali sarà forse ora tentato di ridurre l’aliquota dell’imposta sulle società per incentivare alcune imprese a rimanere nel Regno Unito?

Il primo passo è certamente porsi i problemi. Tante domande. Ad oggi poche risposte e nessuna certezza. Restiamo quindi in attesa dei prossimi sviluppi. To be continued..

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Fonti:

Bloomberg politics (22 aprile 2016, dichiarazione Presidente Barack Obama durante la visita nel Regno Unito)

Bloomberg politics (24 giugno 2016, Luca Casiraghi et al.)

Financial Times (20 giugno 2016)

Financial Times (29 giugno 2016)

 

Crediti immagine

Immagine copertina  (l’eco del sud – 18 maggio 2016)

immagine 1, (Business Onlineimmagine 2 (emmaus online), immagine 3 (International Business Times), immagine 4 (forexinfo.it)