Di Andrea Ancarani

Sono quattro le grandi forze di rottura, le sfide e i trend da vincere per il mondo da oggi fino al 2025. A tratteggiare i contorni del prossimo futuro è l’ultima ricerca di McKinsey diventata un libro, «No ordinary disruption», ovvero la rottura con il passato e l’incognita del futuro. Partendo dai dati disponibili gli autori Richard Dobbs, direttore dell’ufficio londinese, James Manyika, direttore della sede di San Francisco e Jonathan Woetzel, direttore della sede di Shanghai, identificano le quattro sfide globali nello spostamento del baricentro economico globale, nella rapidità di diffusione delle tecnologie e nell’invecchiamento del mondo.

Partendo dalla prima sfida, i tre autori hanno studiato come il baricentro economico globale si sia spostato, nell’arco di 500 anni, dall’Asia verso Occidente per collocarsi, nel 1950, in Nord America, motore dell’economia mondiale del dopoguerra. Ora l’istituto americano prevede che fenomeni come l’urbanizzazione (si calcola che nelle città la popolazione cresca di 65 milioni ogni anno) e la crescita dei consumatori nelle aree urbane dei paesi emergenti (+150% dei consumi annuali nei mercati emergenti), riportino l’asse dell’equilibrio economico globale di nuovo in Asia e in città come Dacca in Bangladesh, Lagos in Nigeria e Chongqing in Cina.

La seconda tendenza è rappresentata dalla rapidità della diffusione delle tecnologie. I dati raccontano che 20 anni fa solo il 3% della popolazione aveva accesso a internet, oggi due terzi della popolazione mondiale comunica con il telefonino e un terzo ha accesso alla rete. McKinsey stima che nel 2025 l’impatto economico di internet mobile toccherà i 4-11 mila miliardi di dollari e l’internet 4.0 circa 3.6 mila miliardi. Il cambiamento tecnologico è destinato a mutare il mondo delle professioni e dei curriculum richiedendo sempre maggiori competenze tecniche e figure professionali sempre più specializzate.

La terza rottura con il passato è il crescente invecchiamento della popolazione che colpisce ormai non solo il vecchio Continente e il Nord America ma anche i paesi emergenti. I tre autori infatti stimano che nei prossimi anni la quota dei lavoratori over 65% aumenterà sensibilmente e andrà a costituire il 22% della popolazione mondiale. Il fenomeno della Silver Economy è destinato è modificare non solo il mondo del lavoro ma anche la struttura dei servizi pubblici, come pensioni e sanità, sempre più a rischio e colpiti da produttività stagnante e da un mercato del lavoro in stallo.

La quarta e ultima forza secondo i tre economisti è rappresentata dalla crescente interconnessione tra i paesi del mondo e dal conseguente aumento dei flussi globali di beni, capitali, servizi, informazioni e persone, raddoppiati negli ultimi dieci anni e destinati a triplicherà nei prossimi dieci anni contribuendo per 250-450 milioni di dollari alla crescita globale annuale del Pil. Non solo, McKinsey dimostra come le interconnessioni globali contribuiscano per il 40% al Pil dei paesi coinvolti, andando ad ammortizzare il peso dell’invecchiamento della popolazione e della stagnazione della produttività.

Il quadro generale che emerge dal libro, di lettura facile e privo di eccessivi tecnicismi, è quello di un mondo sempre maggiormente interconnesso, tecnologicamente avanzato ma anche anziano e stanco. La salvezza per l’Occidente in declino è aprirsi ai mercati emergenti, e cavalcare la crescita degli ancora “giovani” paesi asiatici, nuovo baricentro dell’economia globale.

Fonti: McKinsey Global Institute

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