Gigante della letteratura angloamericana, primo scoglio da superare per chiunque affronti la cultura statunitense, passaggio forzato per chiunque abbia scritto dopo di lui; Ralph Waldo Emerson è  ben più che il padre dell’American Renaissance. Egli è il padre dell’American Mind, colui che ha formato il modo di essere americani. Innanzitutto puntando su anticonformismo e contradditorietà come le basi della nuova civiltà, il tutto incarnato nel principio della self-reliance.

Nel 1841 Emerson pubblica il saggio filosofico ”Self-Reliance”, in cui afferma come una delle maggiori “virtù” richieste durante il suo tempo fosse il conformismo, che annulla l’individuo, le sue doti innate e ciò che lo differenzia, nel bene e nel male; il tutto in vista dell’accettazione sociale. Emerson si scaglia contro tale principio, affermando che l’uomo, per non tradire la propria natura, debba invece mantenere integre le proprie idee, non badando ai giudizi che decreteranno tali idee buone o cattive. I concetti di Bene e Male sono infatti arbitrari, e se mai è un Bene tutto ciò che proviene dalla struttura umana, in contatto con la realtà trascendentale, ed un Male ciò che contravviene tale realtà.

L’autore esorta dunque a credere in se stessi e a fidarsi delle proprie idee ponendo la fiducia in se stessi come la migliore forma di avversione al conformismo; chi riuscirà a dominarla sarà annoverato tra i grandi uomini, avendo in sé la genialità. Purtroppo però il destino del Genio non sarà felice: spesso verrà frainteso, perché la sua azione sarà genuina e non piegata ad una necessità di coerenza continua. “È facile, nel mondo, vivere secondo l’opinione del mondo; è facile, in solitudine, vivere secondo noi stessi; ma l’uomo grande è colui che in mezzo alla folla conserva con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine.”

È infatti la coerenza l’altra virtù richiesta, caratteristica che però allontana dalla fiducia in sé, data la perenne preoccupazione di far coincidere le proprie azioni con ciò che si è detto e fatto in precedenza. Il Genio saprà invece che ogni singola azione nel presente verrà poi compresa e spiegata alla luce del proprio passato, e per questo non sarà vincolato dalle catene della coerenza, non si preoccuperà di essere apparentemente contraddittorio, ma agirà in maniera libera e genuina. La grandezza intravede dunque il futuro, non preoccupandosi dei fraintendimenti presenti.

Alla base del pensiero emersoniano vi sono dunque la spontaneità e l’istinto, forze primarie all’origine di tutte le cose. Queste dovrebbero dominare la vita di ogni uomo, che mai dovrebbe rinunciar loro, neanche di fronte ai propri doveri famigliari e sociali. Così egli dovrebbe prediligere una conoscenza attuale e diretta, stabilendo una vera e propria relazione con la Natura e la realtà che lo circonda.

Queste riflessioni sono più che mai alla base dell’identità statunitense, da sempre caratterizzata dal paradosso per cui è necessaria una valorizzazione dell’individuo all’interno della società, corpo sociale che spesso risente delle libertà che si cerca di garantire ad ognuno, non disposto a scendere a compromessi per il bene comune. Alla luce di queste idee emersoniane forse è più facile comprendere alcuni comportamenti così tipicamente statunitensi.

Credits:
immagine 1 – vedi pagina per l’autore (Dominio Pubblico), via Wikimedia Commons
Fonti:
Nina Baym, Robert S. Levine, The Norton Anthology of American Literature, Volume B, W W Norton & Co Inc, 2012
R.W.Emerson, Self-Reliance,