E’ passato un solo lunedì dalla fine di Game of Thrones e già siete astinenza? Marco Polo potrebbe fare parzialmente al caso vostro. Liberamente ispirata al celebre racconto di viaggio, la serie racconta la permanenza di Marco presso il Khanato di Kublai, nipote del più famoso Gengis Khan. Una corte cosmopolita che ricorda da vicino quella degli imperatori Romani come Nerone, composta di personaggi che provengono da tutti gli angoli dell’immenso impero e di uomini venuti dal nulla che hanno fatto fortuna, dove si vive nello sfarzo e nella lussuria, ma dove nessuno è esente dai giochi di potere e dagli intrighi che ne derivano. Questa l’ambientazione della serie, che ci conduce in un mondo lontano tramite gli occhi di uno dei veneziani più famoso di sempre, esempio di “occidentalità”, per mostrarci una cultura completamente differente dalla nostra in un momento della sua storia di incontro e scambio, non sempre felice, con altre e distanti culture, riportandoci alla mente le lezioni di storia ma anche l’attualità.

Uno degli elementi che caratterizza la serie è l’incredibile versatilità della messa in scena, che va dal lirismo nel dettaglio più raffinato quando ha il suo centro su personaggi come monaci taoisti o gli incontaminati paesaggi, ad un maggior dinamismo ed impatto nel raccontare le usanze arcaiche e a tratti primitive dei Mongoli. Non viene però mai a mancare la ricerca di un equilibrio ed una compostezza nella messa in scena degna dei più grandi registi, che spesso manca nel panorama televisivo.

Un’altra originalità della serie è il suo appoggiarsi continuamente e quasi esclusivamente sulla sceneggiatura e sul dialogo, che rendono il racconto spesso formativo e di continua riflessione morale sul giusto regnare. I paragoni con l’Impero Romano continuano ad affacciarsi anche per questo ambito. Il rapporto fra il Khan, dittatore assoluto e a tratti spietato, ed i suoi sottoposti, non lascia spazio ad utopismi, i consigli anche saggi di questi vengono spesso ignorati dall’agire egoistico ed impulsivo del primo, ma l’alternarsi sulla scena del complesso gruppo di consiglieri è ciò che veramente rende la serie interessante, mostrando le mille sfaccettature di come ci si possa rapportare ad un’autorità assoluta e di cosa possa realmente significare governare ed avere potere di vita e morte nelle proprie mani.

Narrativamente si avvicendano storie diverse che trovano sempre il giusto spazio e tempo di crescita, in un racconto ragionato e che procede con calma, senza bruciare le tappe o con accelerazione troppo brusche. Probabilmente non piacerà a chi è abituato a serie con decine di avvenimenti a puntata. L’inserirsi di Marco Polo in questo nuovo e diverso mondo è uno dei temi più interessanti, mai veramente in primo piano ma sempre operante ed attivo nella mente di chi guarda, che non può fare a meno di chiedersi cosa farebbe al suo posto e cosa realmente significhi questo posto.

Marco Polo è una delle poche serie che oltre che interessare ed avvincere porta a farsi delle domande, sulla propria identità di animale sociale e sul nostro senso e ruolo in questa società; ce le pone da un mondo lontano, nello spazio e nel tempo, ma queste echeggiano senza difficoltà fino ai giorni nostri e al nostro Paese.


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