Avremmo potuto ascoltare “Selfie venti o addirittura trenta anni fa’ e rimanere comunque ammaliati dalla classe e dalla modernità senza tempo delle interpretazioni della tigre di Cremona ‒  ineguagliabili ‒ contraddistinte da una tecnica vocale superba coronata da una capacità interpretativa inconfondibile. “Selfie” è il suo 72º album, pubblicato il 10 giugno 2014, anche in vinile. La possiamo immaginare, Mina, mentre giocosamente si immortala tendendo il braccio avanti a sé e sostenendo con sguardo fermo l’occhio indiscreto della fotocamera.

13 tracce. 13 autoscatti musicali, auto-ironici, spontanei, sinceri, disillusi, graffianti, a tratti velatamente provocatori, con cui Mina si fotografa senza filtri, vestita di tutte le sue insicurezze e fragilità. 13 ritratti di donna. 13 storie d’autore.

 

1 – Questa donna insopportabile

Apre le danze un’atmosfera soft jazz, delicata, asciutta e raffinata, su cui si innesta la voce calda ed avvolgente di Mina che arriva repentina, senza prender fiato, come il flash di un’istantanea scattata d’istinto, accarezzata dalla dolce melodia di un pianoforte. Parla in terza persona della donna insopportabile che è lei stessa, silenziosa, dura, incompresa, fragile e triste. “Stanca e rattoppata”, messa a dura prova da una “vita stupida”, tuttavia consapevole della propria forza e decisa nel mantenere la propria linea, non cedendo ai compromessi e difendendo la propria identità.

2 – Io non sono lei

“Io non sono lei” vale a dire quel prototipo di donna debole e accondiscendente, che manda giù anche i bocconi più amari e si comporta sempre come ci si aspetta che debba fare. Non siamo tutti uguali. “Prova e vedrai”. Tra sferzate di chitarre e scie elettriche arriva l’urlo della tigre che –vagamente sadico e crudele – raccoglie la vendetta che è stata seminata attraverso gli sbagli e le presunzioni subite nel tempo.

3 – La sola ballerina che tu avrai

Una canzone cantata sulle punte, lenta, dolce e poetica. Una donna guarda il suo uomo realizzando che, per quanto ci si auto-convinca raccontandosi false storie su vite non proprie, la finzione lascia presto il posto alla malinconica consapevolezza che la ballerina con cui il ballo non finisce mai è la solitudine.

4 – Il pelo nell’uovo

Racconto ironico di una donna che lascia il suo uomo tra le note di un pop sbarazzino, che ammorbidisce il tono spietato delle parole: “Ti lascio perché da te ho avuto già tutto”.

5 – Alla fermata

Alla fermata si trova una ragazza introversa e insicura, in sosta tra sogni troppo spesso disillusi dalla generale indifferenza circostante, alla ricerca di un porto sicuro, ma allo stesso tempo desiderosa di poter naufragare dolcemente in quel mare tanto desiderato ed idealizzato.

6 – Perdimi

Scene di intrighi e tradimenti. Una ballad musicalmente complessa dal sound molto vintage, che descrive abilmente il climax ascendente dello stato d’animo di una donna in principio ammantata da una tristezza svogliata, frutto di bugie e mancanze di rispetto, che lentamente lascia il posto alla delusione, alla rabbia e quindi in dolore.

7 – Il giocattolo

In sottofondo le note di un arrangiamento pop scintillante che scandisce lo scattare delle lancette di un orologio. Una donna che aspetta. Che patisce il lento scorrere delle ore che la separano da un qualche segnale da un uomo che, sicuro nel suo silenzio, tace. Una donna che si strugge tra l’avere tutto e il dover dimenticare tutto, subendo una decisione non sua.

8 – Mai visti due

Un testo semplice reso ancor più efficace da un sound malinconico e romantico. Un acquerello che ritrae due amanti che si scoprono “ugualmente diversi” nel riflesso dello stesso specchio. Con pennellate leggere esce forte l’eterno concetto della complementarietà degli opposti, che oltre ad attrarsi si rafforzano a vicenda.

9 – Troppa luce

Una donna che torna un po’ bambina e non riesce ad addormentarsi sola nell’oscurità della sua stanza perché i suoi occhi si sono abituati alla luce. La luce di uomo che adesso non c’è. Della “troppa luce” non resta alcun rimpianto, ma solo tranquillità e fantasia.

10 – La palla è rotonda

Singolare mix tra la sigla di un cartone animato e di un varietà d’altri tempi, che ci lascia un po’ basiti, interrompendo il fil rouge tracciato delle tracce precedenti e portando una ventata di allegria e leggerezza. Un sorso dissetante d’acqua fresca.

 

11 – Oui c’est la vie

Piccola sapiente lezione di filosofia sul senso della vita che passa e “va via”, come un treno in corsa, lasciandoci sospesi a mezz’aria traboccanti di domande, alla ricerca di una logica sottesa all’intrecciarsi degli eventi, che verosimilmente disattende le nostre aspettative, lasciando troppo spazio all’eterno dilemma tra cuore e ragione.

12 – Aspettando l’alba

In un’atmosfera lounge d’altri tempi, onirica, una donna tormentata da un amore “al limite”, rassegnata e disillusa si rivolge alla luna tentata dalle lusinghe di un cambiamento, che le promette la speranza di una nuova alba.

13 – Fine

E’ come quando al termine di un film che ci piace compare la scritta the end ricordandoci che anche le cose belle – anzi soprattutto quelle – inesorabilmente finiscono. Un brano che emoziona e che coinvolge sia per la melodia penetrante ed avvolgente che per le parole che bruciano di sentimento. “Non andar via”. Una preghiera. Una supplica. Un urlo. Un bisogno.

Mina con Selfie rivendica la sua attitudine di grande interprete, e, tra i chiaroscuri di una voce potente, calda ed accogliente si rivela essere ancora una volta intramontabile, anche a 56 anni dal debutto. Semplicemente “grande grande grande”.

 


 

copertina