Avrai ancora un milione di posti da visitare, dopo di me.

“Avrai ancora un milione di posti da visitare, dopo di me.”

La guardavo come il sole guardava il mare, splendente e bellissimo, ma impenetrabile, seppur a un passo da lui; così diversi e così vicini, destinati a non sfiorarsi mai, nella più libera delle coesistenze.
Era mattina, il cielo umido di stelle.
“Dove andrai?”
“Non posso saperlo, questo.”
“Mi hai amato?”
“Questa è una parola troppo grande, non la so usare.”
Quella risposta non mi ferì. Un tempo lo avrebbe fatto, ma durante quei giorni, quei mesi trascorsi con lei, scoprii che io cercavo di far entrare tutto nelle parole, avevo quest’assurda e presuntuosa pretesa di circoscrivervi la vita.
La sabbia sotto di noi era ancora tiepida, come sempre prima degli addii – magnanimità, questa, che non ho conosciuto tra gli uomini -, ma di lì a poco avrebbe bruciato come il fuoco ed io non avrei potuto seguirla.
Ed era giusto così.

Il vento le muoveva i capelli. Non saprei dire se provasse a nasconderla o a tirarla via, ma lei si alzò in un modo in cui fa solo la marea, morbida ed inesorabile, e se ne andò.
Mi strofinai gli occhi e mi alzai anch’io, guardai nella direzione in cui un attimo prima l’avevo vista allontanarsi, ma non vidi che il riverbero del sole sulla sabbia rovente, chilometri di costa che credevo di conoscere. Vene di sale, ricordi.
Della ragazza che mi aveva rubato le parole non un’impronta, solo aurora sulla pelle, preludio di una vita che non aveva bisogno di carta su cui farsi addomesticare.
Capii. Finalmente capii. Capii che ad un essere umano è concesso solo un certo numero di parole ed io non solo le mie le avevo finite tutte, ma per tutto il tempo non avevo fatto altro che scegliere quelle sbagliate.
E intanto mi perdevo la vita. 

“Devi smetterla di provare a metterti i raggi di sole in tasca”, mi aveva detto una volta.
Guardai il mare pregare per me, poi abbassai la testa, calciai la sabbia e pensai a come ogni granello ricadesse in un punto diverso da quello in cui si trovava fino ad un istante prima, a come fosse precaria e mutevole la sua condizione.
La sabbia, come gli uomini, era schiava di umori e sentimenti e venti contrari.
“Devi smetterla di provare a metterti i raggi di sole in tasca”.
Risi. Finalmente compresi cosa aveva voluto dirmi.

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