Di Elisa Navarra

Troppe regole. Pochi giovani. Poche donne.

Alec Ross, esperto di “Digital diplomacy” e consigliere di Hillary Clinton, individua in questi 3 punti i principali freni del nostro paese.

Soli 40 anni ed una carriera importante alle spalle, dopo aver lavorato nella campagna elettorale di Obama è stato etichettato come il “guru” dell’innovazione nel dipartimento di Stato. Ed è proprio all’Italia che l’ex consigliere per l’Innovazione del Segretario di Stato ha voluto guardare per la presentazione del suo nuovo libro.

Il titolo dice tutto: “The industries of the future”. Eppure all’interno della cosiddetta “Information Age” il nostro paese non trova una splendida collocazione.

La critica è all’asfissiante difesa europea della privacy, che a detta di Alec Ross ostacola non poco l’attività dei motori di ricerca, nonché dei social network.

<< Land was the raw material of the Agricultural age. Iron was the row material of the Industrial age. Data is the row material of the Information age.>>

(<< La terra era la materia prima dell’età agricola. Il ferro era la materia prima dell’era industriale. I dati sono la materia prima dell’era dell’informazione>>)

Eppure nella mentalità europea, ancor prima che italiana, i dati personali non sono una materia prima così facilmente reperibile in natura. Colpa della poca fiducia, spesso giustificata, o della poca elasticità all’innovazione. In ogni caso l’Europa rimane nelle retrovie nel mondo dei servizi digitali.

Se quindi da un lato il “guru” del digitale punta il dito contro la troppa burocrazia, dall’altro individua nell’anzianità dell’imprenditoria la seconda causa del mancato sviluppo italiano.

Lo spazio per i giovani in Italia, si sa, non abbonda. Ma ciò che davvero manca è il continuo adattamento dell’istruzione ad una tecnologia in continua evoluzione. Waren’t as easy to upgrade as software”, scrive Ross. L’aggiornamento umano si basa su un processo molto più lungo di un semplice click, ed il sistema educativo non è in questo molto efficiente. L’onere di un’educazione interdisciplinare al passo con lo sviluppo tecnologico dovrebbe ricadere e sulle famiglie e sul Governo. Ma tale sistema sembra un po’ avere un retrogusto d’utopia qui in Italia.

Terzo punto: le donne. Oltre 1 milione e 300mila le imprese femminili in Italia; il 21,67% del totale delle imprese iscritte al registro camerale. Un tasso di crescita positivo nell’ultimo anno, che tocca il picco in Lombardia. Eppure le difficoltà incontrate dalle donne nell’imprenditoria sono molte, soprattutto se comparate con l’estero.

Certo è che, delle 3 cause individuate dal Ross, questa è forse l’unica che il nostro paese ha più possibilità di combattere. E chissà se, alla presentazione del suo prossimo libro, l’elenco non si possa forse accorciare.


Fonti:

www.rai.tv – Ballarò

Alec Ross – “The industries of the future”

Repubblica, Corriere

Istat, Worldbank