1989: cade il muro di Berlino, a Pechino iniziano le proteste studentesche in piazza Tienanmen e in Italia l’Inter conquista il suo 13° scudetto battendo il Napoli 2-1. Gli anni ’80 sono ormai finiti e gli inglesi Stone Roses pubblicano il loro primo album (omonimo) che li renderà famosi in patria e che ispirerà innumerevoli artisti negli anni a seguire, come Arctic Monkeys, Kasabian e Oasis.

Composti da Ian Brown (voce), Gary “Mani” Mounfield (basso), John Squire (chitarra) e Alan Wren “Reni” (batteria), gli Stone Roses si formarono nel 1983 a Manchester, città singolarmente gravida di talenti musicali (chi ha detto Smiths?). La loro musica, inizialmente, era molto influenzata da gruppi come The Clash e Sex Pistols, ma si evolse in pochi anni e raggiunse una “sintesi” perfetta nell’album sopracitato, vero e proprio forziere di brani pop-rock memorabili. L’equilibrio è forse il motivo principale per cui una persona dovrebbe ascoltare The Stone Roses: equilibrio tra il cantato e lo strumentale, equilibrio nella sezione ritmica (sostenuta da un batterista estroso ed incredibilmente preciso) equilibrio negli assoli di chitarra. Il brano più rappresentativo in questo senso è I am the resurrection, dove le capacità di ogni membro del gruppo si fondono alla perfezione per dare alla luce una brillante (ed arrogante) canzone, che si chiude con un assolo ben costruito di chitarra e batteria.

Il “fenomeno Stone Roses” non durò a lungo, principalmente per colpa  di una serie di cause legali con l’etichetta discografica Silvertone , che non permise ai quattro ragazzi di concentrarsi sulla loro musica e poter così sfruttare il buon successo dell’album d’esordio. Il secondo album, The Second Coming, uscì dopo cinque anni dal primo lavoro, quando l’interesse sviluppato attorno al gruppo era ormai scemato. Gli Stone Roses si sciolsero malamente nel 1996.

Gli Stone Roses e la loro singolare attrazione per la vernice. Nel 1990 imbrattarono di vernice il direttore della loro ex casa discografica, reo di aver pubblicato un loro vecchio singolo corredato da un video di scarsissima qualità.

Ma si sa: oggi, più che mai, il fattore nostalgia muove una fetta considerevole del mercato legato al mondo della musica. E così, dopo circa vent’anni di inattività, gli Stone Roses sono tornati in studio dopo una serie di concerti con l’intenzione di produrre nuova musica. I primi assaggi di questa nuovo sodalizio sono i singoli All For One e Beautiful Thing, pubblicati pochi giorni fa, che si discostano dalle atmosfere cupe del secondo album per riprendere quella verve spensierata di The Stone Roses, ricca di anni ’60. Che sia proprio questo il momento buono per un terzo album?

 


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