di Sara D’Andrea

Spesso la vita, senza che ce ne accorgiamo, modifica i nostri percorsi e ci porta ad ottenere risultati così diversi tra loro che possono essere considerati agli antipodi. Esempio di ciò fu Alfred Bernhard Nobel, inventore sia della dinamite sia del premio Nobel.

Alfred Nobel fu un chimico svedese, figlio di un imprenditore che si era trasferito a San Pietroburgo per lavorare come produttore di mine per il governo zarista. Quando tornò in Europa non si discostò molto dal settore del padre, iniziando a studiare proprio gli esplosivi, per i quali brevettò numerosi inneschi. Fu per caso che scoprì un modo relativamente sicuro per stabilizzare la nitroglicerina: infatti, questa, insieme a farina fossile e segatura compressa risultava più maneggevole; nacque così la dinamite come la conosciamo noi.

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Gli avvenimenti presero una svolta inaspettata quando, alla morte del fratello Ludwig, un giornalista francese confuse l’identità dei fratelli e scrisse un prematuro necrologio per Alfred definendolo “il mercante della morte”. Egli ne fu particolarmente turbato e, dopo molti anni di ripensamenti e sensi di colpa per i possibili utilizzi distruttivi della sua invenzione, decise di redigere un lungo testamento nel quale elencava dettagliatamente le proprie volontà, istituendo quel riconoscimento che noi conosciamo come premio Nobel.

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Divise le sue ricchezze in cinque parti, che corrispondevano a cinque premi in cinque ambiti diversi (pace, letteratura, fisica, medicina e chimica). Il premio sarebbe andato a chi, nell’anno precedente, avesse contribuito al benessere dell’umanità. Il primo premio fu assegnato nel 1901 e in seguito la Banca di Svezia aggiunse anche quello per le scienze economiche.

Alfred Nobel morì nel 1896 a Sanremo e la sua storia singolare ci insegna una lezione molto importante: non è mai troppo tardi per redimersi.

 

Fonti: Focus.it, Wikipedia, Treccani

 

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