Di Sebastiano Pacchiarotti

Sono pochi i grandi pensatori moderni che hanno avuto lo stesso impatto sulla cultura occidentale di Friedrich Nietzsche. Questo colosso tedesco ha saputo catturare l’attenzione del mondo in un momento delicatissimo per l’Europa, gli ultimi anni dell’Ottocento, quando ormai tutte le certezze e la fiducia nel progresso che avevano animato il Positivismo si stavano spegnendo, per spalancare le porte ad un Novecento incerto e poco rassicurante. Il pensiero nietzscheano costituisce un vero unicum, sia per i contenuti (“La morte di Dio”, “L’avvento dell’Oltreuomo”, per citare i più celebri) che per la forma (pure tendenzialmente tradizionale, ma di fatto molto espressiva, adatta insomma a veicolare un pensiero tanto rivoluzionario). Un’idea talmente originale della realtà da lasciare stupefatto chiunque. Un pensiero che, come sappiamo, verrà tristemente manipolato dall’ideologia nazionalisocialista.

Nietzsche, oltre ad essere un fine pensatore, è molto legato alla musica. La prima fase del suo pensiero si collega con grandissima ammirazione alle opere di Richard Wagner, mentore che poi viene ripudiato quando il genio musicale di Bayeruth scrive il Parsifal, in cui agiscono personaggi cristiani in un’ottica prevalentemente religiosa. Naturalmente il filosofo, ateo convintissimo, non può tollerare un simile tradimento dal suo maestro.

Il collegamento imprescindibile tra Nietzsche e la musica si colloca anche su altri fattori: lui stesso fu compositore di opere pianistiche e cameristiche (ecco un brano per pianoforte, per fare un esempio), collocandosi in un tardo-romanticismo molto probabilmente di ascendenza wagneriana. Dalle sue opere filosofiche, poi, prese spunto uno dei più grandi compositori tardo romantici: il tedesco Richard Strauss.

Strauss rappresenta, tra fine Ottocento e inizio Novecento, la fiera risposta all’Impressionismo francese da una parte e alla tendenza dodecafonica austriaca dall’altra. Tra le sue opere più note si ricordano i grandiosi poemi sinfonici, che per lo più prendono spunto da opere letterarie (si pensi al Don Chisciotte, o al Don Juan) o da grande suggestioni paesaggistiche (come la Sinfonia delle Alpi).

Al primo gruppo appartiene l’opera che l’ha consacrato al grande pubblico: Così parlo Zarathustra, op. 30 (Also Sprach Zarathustra), che deriva proprio dall’omonima opera di Nietzsche.

Il compositore probabilmente scelse quest’opera per via della grandiosità delle tesi proposte e anche per la forma assai inusitata del poema filosofico. Oggi di questo corposo poema sinfonica si ricorda prevalentemente il celebre Preludio, reso noto in tutto il mondo da 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick.

Le note introduttive del poema sono tra le più conosciute della musica classica. E si può dire che in queste poche, sublimi note sia condensata la potenza del genio filosofico di Nietzsche: osserviamo come nelle sue prime cinque note la partitura, sintetica ed ambigua eppure perfettamente equilibrata, sia lo specchio della teoria dell’Oltreuomo (Uebermensch), per la suggestione che provoca nell’ascoltatore, ma anche per la costruzione concettuale notevole che muove la penna del compositore.

Le prime tre note delle trombe, per cominciare, disegnano un cosiddetto arpeggio “vuoto”: Do-Sol-Do, che viene completato dalla quarta nota, Mi. Qui viene dunque creato un arpeggio di Do maggiore (formato dalle note Do-Mi-Sol) armonicamente perfetto, celestiale, se vogliamo. Ma il carattere apollineo dell’armonia perfetta iniziale viene smentito in maniera estremamente brusca, quando il Mi diventa Mi bemolle, e l’accordo passa fragorosamente da Do maggiore a do minore. E’ qui che entra in scena, rafforzata dai celebri colpi di timpani in sottofondo, la natura dionisiaca dell’Oltreuomo, che lacera il “velo di Maya” di Schopenhauer e si apre alla consapevolezza di se stesso.

Davanti a tanta genialità compositiva noi non possiamo che restare folgorati dalla mente di Nietzsche e del suo “traduttore musicale” Strauss.


Fonti: Orchestra virtuale del Flaminio,  copertina