13 novembre 2018

Make the world a better place

Make the world a better place

di Camilla Di Iorgi

Crescendo mi sono reso conto che ciò che mi avevano detto essere il modo naturale delle cose, il modo in cui sarebbero sempre state, non era affatto naturale, c’erano cose che potevano essere cambiate e più importante, c’erano cose che erano sbagliate e che dovevano essere cambiate. Una volta realizzato questo, non potevo più tornate indietro”.

Sono le parole di Aaron Swartz, programmatore, scrittore e hacktivista statunitense, in un’intervista rilasciata nel 2010. Intervista che si trova nelle prime scene del documentario scritto, diretto e prodotto da Brian Knappenberger ed uscito nel 2014 con il titolo di The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz.

Aaron Hillel Swartz nasce nel 1986 a Chicago e si toglierà la vita a soli 26 anni l’11 gennaio del 2013. Aaron era ancora giovane e senza dubbio c’erano ancora molte cose che avrebbe ancora potuto fare nella sua vita, ma certo è che i suoi 26 anni di vita sono stati intensi e ricchi di avvenimenti.

Sin da piccolo era sempre stato un bambino curioso, gli piaceva imparare e anche insegnare.

A soli 13 anni vinse il premio ArsDigita, una competizione indirizzata a persone giovani per la creazione di siti web non commerciali a carattere educativo e collaborativo.

A 14 anni iniziò a collaborare con esperti di network diventando co-autore della specifica RSS 1.0. Ancora giovanissimo, partecipò alla progettazione del codice sorgente delle licenze Creative Commons e alla loro diffusione.

All’Università di Stanford, che lascia dopo solo un anno, inizia a far parte di Y Combinator, proponendo di lavorare su una startup chiamata Infogami, progettato come un sistema di gestione dei contenuti flessibile che permettesse la creazione di siti web ricchi e visualmente interessanti o una forma di wiki. Nel 2005 lavora ad un altro progetto iniziato all’interno di Y Combinator, Reddit. Quando Infogami fallì nel trovare ulteriori fondi gli organizzatori di Y Combinator proposero di fonderlo con Reddit, e così fu. Si creò così Not a Bug, per promuovere entrambi i prodotti, tanto che Reddit divenne alquanto popolare tra il 2005 e il 2006. nell’ottobre dello stesso 2006 Reddit viene comprata dal gruppo Condé Nast, già proprietario di Wired.

Aaron si trasferisce allora a San Francisco per lavorare nella compagnia, ma non sopporta di lavorare per una grande coorporazione e si fa licenziare.

Nel settembre 2007, insieme a Simon Carstensen lanciò Jottit, mentre nell’anno accademico 2010-2011 contribuì attivamente all’Edmond J. Safra Ethics Center presso la Harvad University.

Dal 2008 cominciano i suoi anni da attivista. Fonda Watchdog.net, per aggregare e visualizare dati sui politici. Nello stesso anno scrisse un manifesto che ebbe ampia diffusione il Guerilla Open Access Manifesto. 

Nel 2009 aiuta nel lancio del Progressive Change Campaign Committee. A proposito di questo scrive nel suo blog: “Passo i miei giorni sperimentando nuovi modi di attuare delle politiche progressiste e di far eleggere politici progressisti”.

Nel 2010 Swartz co-fonda Demand Progress, un gruppo di pressione politica che organizza le persone online per “agire contattando il Congresso e altri leaders, utilizzando tattiche di pressione e spargendo la voce” circa le libertà civili, la riforme del governo e altre questioni.

Aaron fu determinante nella campagna per impedire l’approvazione del SOPA (Stop Online Piracy Act) che cercava di combattere le violazioni del copyright in internet, e criticato perché avrebbe reso più facile per il governo degli Stati Uniti, chiudere i siti accusati di violazione del copyright, ponendo oneri intollerabili sugli internet provider. Per protesta contro il disegno di legge numerosi siti, tra cui Wikipedia, alterarono le loro pagine. La Electronic Frontier Fondation la descrisse come la più grande protesta nella storia di internet con la partecipazione di più di 115,000 siti.

Swartz, però entra ben presto nel radar della FBI. Nel 2009 scaricò e diffuse pubblicamente circa il 20% del database PACER (Public Access to Court Electronic Records) della Corte Federale degli Stati Uniti. Il database contiene documenti giuridici pubblici, a cui i cittadini statunitensi potevano allora accedervi solo tramite pagamento con carta di credito. Aaron aveva avuto accesso al sistema nell’ambito di una prova gratuita accordata alle biblioteche in tutto il paese. Per tali azioni, Swartz finì sotto inchiesta da parte della FBI. Il caso, però, venne chiuso due mesi dopo senza condanna.

Ma i veri problemi iniziano il 19 luglio 2011, quando Swartz fu accusato di aver violato la legge per ottenere informazioni da un computer protetto e di averlo incautamente danneggiato, in relazione al download di circa 4 milioni di articoli accademici da JSTOR. Fondata nel 1995, JSTOR è una biblioteca digitale online senza scopo di lucro, il cui abbonamento può però costare decine di migliaia di dollari alle istituzioni che ne vogliano rendere disponibile l’accesso ai loro utenti.

Secondo l’accusa, Swartz avrebbe nascosto un computer portatile collegato alla rete informatica del MIT, che gli avrebbe permesso di scaricare rapidamente una straordinaria quantità di articoli da JSTOR e avrebbe agito con l’intento di rendere i documenti disponibili su una rete peer-to-peer, in open access. Gli articoli scaricati, risalendo ad anni precedenti al 1923, erano già di pubblico dominio nella loro versione originale, ma risultavano coperti da copyright nella versione digitalizzata presente su JSTOR.

Swartz si dichiarò non colpevole per tutte le accuse, e fu stato rilasciato su cauzione di 100.000 dollari non garantiti. Il processo per frodi informatiche, previsto per aprile del 2013, prevedeva una potenziale detenzione fino a 50 anni e una multa fino a 4 milioni di dollari. JSTOR pubblicò un comunicato dicendo che non avrebbe intrapreso le vie legali contro Swartz.

Il caso mette alla prova la portata del Computer Fraud and Abuse Act del 1984, che da mandato alle autorità di perseguire ogni hacker che ha sottratto informazioni o manipolato o distrutto funzionalità di un computer.

L’avvocato di Swartz, Elliott Peters, ha dichiarato di aver discusso per trovare un accordo con il vice procuratore federale Stephen Heyman: anche nel caso in cui Aaron avesse patteggiato dichiarandosi colpevole per ogni accusa, sarebbe finito ugualmente in carcere. Mercoledì 9 gennaio 2013 Peters aveva di nuovo provato a discutere con Heyman per trovare una soluzione che non comprendesse il carcere, ma non c’era stato nulla da fare.

Quando le autorità portano i capi di imputazione da 4 a 13, avvalendosi proprio del Computer Fraud and Abuse Act, la pressione è troppa, le intimidazioni e le persecuzioni giudiziarie portano Aaron Swartz ad impiccarsi nel suo appartamento di Brooklyn a New York, l’11 gennaio 2013.

Una tragedia che poteva essere evitata? Certo c’è da chiedersi, era davvero necessario additare Aaroon Swartz come criminale? Il download di testi accademici, vale 35 anni di reclusione?

Solo a pensarci suona ridicolo. Ma il governo degli Stati Uniti aveva deciso che Swartz sarebbe stato il loro capo espiatorio, volevano fare di lui un esempio. D’altronde erano anni di grande fermento, c’era una sorta di focolaio di attività hacker in corso, basta pensare a WikiLeaks che aveva appena rilasciato la raccolta di documenti diplomatici, Manning fu arrestato in quel periodo anche se non si sapeva ancora se fosse o meno la fonte delle informazioni. Anonymous, un collettivo di protesta composto da molti hacker era impegnato in molte azioni d’attivismo. Ma a maggior ragione se si confrontano queste azioni con quanto fece Aaron appare ancora più chiaramente come la sua situazione sarebbe dovuta rimanere nelle mani del MIT e di JSTOR. Non sarebbe mai dovuto arrivare all’attenzione del sistema giudiziario.

D’altronde come disse lo stesso Aaron in una delle sue ultime interviste, tratte dal film War for The Web:

“Ci sono due prospettive polarizzate. Tutto è fantastico, internet ha creato tutte queste libertà e possibilità e tutta sarà fantastico, o tutto sarà terribile, internet ha creato tutti questi strumenti per perseguitare e spiare e controllare quello che diciamo. Ed il punto è che sono entrambe vere, giusto? Internet ha fatto entrambe le cose, ed entrambe sono in qualche modo stupefacenti e fantastiche, e quale delle due vincerà nel lungo corso dipende solo da noi. Non ha senso dire che una sta andando meglio dell’altra, perché sono vere entrambe. Sta a noi decidere quale enfatizzare e da quale delle due vogliamo trarre vantaggio, perché sono li entrambe e lo saranno sempre.”

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