Preacher è una serie tv prodotta da AMC in onda dal 22 Maggio, tratta dall’omonimo fumetto di Garth Ennis e Steve Dillon. Il fumetto è una delle opere più dissacranti e blasfeme degli anni ’90, continuamente in bilico fra l’esagerato, il trash e il decisamente inappropriato. Ma erano proprio queste caratteristiche così sopra le righe che lo hanno consacrato a cult del genere.

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Preacher è fondamentalmente una storia on the road: la trama ruota intorno alle vicende di Jesse Custer, un prete anomalo, dal passato difficile e criminale, che dopo un “incontro” con Genesis, una entità sovrannaturale di origine divina, ottiene il potere di piegare le persone alla sua volontà solamente grazie alla sua voce. Insieme a lui ci sono Tulip, sua ex-compagna con la quale ha ancora molti conti in sospeso, e Cassidy, vampiro irlandese alcolizzato. Dopo aver lasciato la sua chiesa di Annville, Texas, Jesse si mette in viaggio alla ricerca, letteralmente, di Dio, che ha lasciato il suo trono dopo la creazione della creatura che ha dato i poteri al nostro prete. La storia è infatti un viaggio nella fede in senso lato, intesa soprattutto come morale e cultura, spesso popolare, che attraversa tutto il Nord America.

La trama del fumetto coincide parzialmente con quella della serie, che ne riadatta alcuni dettagli e ne modifica sostanzialmente altri, ma sembrano sovrapporsi per la maggiore, tranne per il fatto che dopo tre episodi il viaggio non è ancora iniziato: sembra infatti che questa prima stagione voglia parzialmente sacrificare la componente on the road per soffermarsi sullo spazio narrativo della cittadina, che nel fumetto si esauriva rapidamente.

L’impatto grafico della serie è il primo elemento a sorprendere piacevolmente. Ogni inquadratura sembra essere pensata più come una tavola di fumetto che come parte di un audiovisivo. La stessa fotografia tende a calcare moltissimo i contrasti fra i colori, come a disegnare pennellate sulla pellicola, esaltando le opposizioni fra gli assolati paesaggi texani e gli interni scuri e bui, come quelli della chiesa, sempre in penombra. D’altronde come la fede del suo prete.

La narrazione di Preacher ricorda molto da vicino, per il suo carattere surreale, quella di uno dei capolavori di questi anni, Fargo, ma ne sacrifica la tesa drammaticità per un gusto pulp e sopra le righe che rimanda più a Banshee o ai film di Robert Rodriguez. L’opposizione fra queste due tendenze però rivela il principale problema delle serie: non sembra mai essere chiaro quale delle due tendenze sia quella dominante e ricercata dagli autori. Gli episodi sono pieni di scene tese e potenzialmente drammatiche che però non riescono mai ad esserlo a pieno, ma non si capisce se per “incapacità” della serie o per la ricerca voluta di un effetto quasi autoironico. Per fortuna questo effetto straniante viene sfumato dallo stesso clima surreale che lo genera.

Gli attori scelti per i comprimari, Tulip e Cassidy, sono assolutamente perfetti, mentre convince di meno l’interprete di Jesse, che sembra restituire in maniera un po’ posticcia e manieristica il dramma così radicato e profondo del personaggio, e soprattutto delude nelle scene dove si parla di morale e fede, fondamentali per la ricerca del personaggio, ma che nella serie appaiono a tratti ridicole.

A parte questi difetti sottolineati negli ultimi paragrafi la serie rimane consigliata, cattura e coinvolge grazie ad un comparto grafico sorprendente ed originale e la sua trama così particolare non può che stuzzicare. Lascia inoltre buone speranze per il futuro considerata la materia di base, quella del capolavoro di Ennis e Dillon.