Bar e ristoranti a tema sono, da qualche anno, il nuovo “fenomeno gastronomico” che in poco tempo ha fatto il giro del mondo ed è approdato specialmente negli Stati Uniti: basti pensare al Magic Restroom Cafe californiano, dove le pietanze vengono servite i ciotole a forma di water, all’ Airplane Restaurant: un ristorante del Colorado situato all’interno di un Boeing KC-95 e all’Opaque: un ristornate di Los Angels – cui tema è l’oscurità – in cui gli ospiti vengono catapultati in una sala completamente buia in cui non riescono nemmeno a vedere cosa mangiano. Spostandoci dagli USA, invece, troviamo il Japanese Cat Cafes, in cui vengono serviti dolci, biscotti e the accompagnati dalla compagnia di dolci gattini con cui poter giocare – tra l’altro un bar simile è stato recentemente aperto anche a Milano -; oppure l’ Hospitalis, in Lettonia, dove, dopo averti fatto indossare una camicia di forza, le cameriere, travestite da infermiere, ti imboccheranno un po’ di tradizionale cibo lettone.

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Il locale più recente, però, si trova in America, più precisamente a New York ed è la Beetle House: un bar-ristorante in stile gotico interamente ispirato alle meravigliose opere cinematografiche di Tim Burton, famosissimo – ed anch’egli meraviglioso –  regista, produttore e sceneggiatore statunitense. Fra i suoi capolavori ricordiamo Beetlejuice , Spiritello porcello – a cui si deve il nome del locale- Edward Mani di Forbice, Batman il ritorno, Nightmare Before Christmas, Il mistero di Sleepy Hollow, La Sposa Cadavere, La Fabbrica di Cioccolato, Alice in Wonderland, Big Eyes e La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – che è stato protagonista di un articolo scritto poco tempo fa e pubblicato su questo giornale.

Ed è proprio a questi fantastici film che anche il menù della Beetle House – oltre che l’ambiente – è ispirato: tutto ciò che è presente nella carta delle vivande ha a che vedere con dei giochi di parole o con dei nomi che rimandano ai film citati precedentemente: possiamo infatti  trovare le uova alla Skellington, l’Edward Burger Hands, Alice’s cup o’ tea, Edward’s lemonade e tanto altro. Che altro dire? Io, dovessi capitare a New York, un salto ce lo farei sicuramente. E voi?

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Credits: copertina, im1, im2