Si dice spesso che le donne analizzino ogni minimo ed insignificante aspetto della vita: l’abbinamento di colori, l’esatto comportamento di una persona, i gesti, le parole precise… l’elenco potrebbe essere ancora lungo, ma tutto questo è vero: noi donne esaminiamo, tutto e sempre.  Magari ci è stato anche insegnato che più un uomo si comporta male con noi e più ci desidera e che, se un uomo non ci richiama o non ci scrive, è perché vuole aumentare l’attesa, il desiderio oppure ha semplicemente perso il nostro numero. Ma effettivamente quante probabilità ci sono oggi giorno di perdere un numero di telefono o un contatto con tutti i mezzi che abbiamo a nostra disposizione (cellulari sempre più sofisticati, facebook e, addirittura, app che permettono di rintracciare una persona incontrata casualmente per strada)? Se un uomo non ha scritto, non ha richiamato o non si è presentato ad un appuntamento è perché non voleva. Non esistono scusanti, non esiste l’uomo timido e insicuro di sé, esiste l’uomo a cui non si piace abbastanza.

Questo è il messaggio che il film “La verità è che non gli piaci abbastanza” vuole trasmettere. Del 2009, diretto da Ken Kwapis, avente come interpreti attori di rilievo come Jennifer Aniston, Scarlett Johansson, Ben Affleck, Bradley Cooper, Ginnifer Goodwin, Kennifer Connelly e molti altri ancora.

photo_2016-06-13_18-50-10Il film tratta diverse storie parallele di nove personaggi differenti, ma in qualche modo collegate tra loro. Nonostante questo, la trama è scorrevole determinata da appuntamenti al buio, telefonate, adulteri, chiacchere, abbandoni, amori inattesi e lezioni di vita. La storia più rilevante ed a cui viene dato maggiore spazio nel film è quella di Gigi. Gigi è cresciuta con la convinzione – molto vicina a quella di molte donne d’oggi – che il maschio nell’ambito relazionale agisca secondo logiche e meccanismi oscuri al genere femminile e questo la porta a dare spiegazioni “comode” alle reazioni dei ragazzi e ad interpretare male i segnali da essi mandati. All’inizio del film si frequenta con Conor, un ragazzo che ha venduto la casa alla sua migliore amica, che però la scarica con un “ti richiamo io”. Gigi, non ricevendo una sua telefonata e intenta a conquistarlo, si reca nel bar che egli frequenta trovando però, al suo posto, il suo migliore amico Alex, che nel corso del film la aiuterà ad aprire gli occhi sul mondo che è abituata a vedere fatto di scuse e ipotesi errate ed a confrontarsi con quella che è la verità. Così si viene a creare un intenso rapporto di consulenze e consigli sul mondo maschile che sfocerà, alla fine del film, in amore.

A Gigi – come a molte altre donne – è stato insegnato fin da piccola che se un bambino, un ragazzo o un uomo ti tratta male o ti fa del male è perché gli piace ed è innamorato. Si è così incoraggiate a trovare scuse: ha perso il numero, sei troppo bella e si sente spiazzato, è imbarazzato dal tuo successo professionale, è appena uscito da una relazione, non ha mai avuto una storia d’amore. Perché ci raccontiamo queste bugie? Per la troppa paura? Perché è difficile affrontare la realtà, la verità che sta davanti agli occhi di tutte? La verità è che non gli piaci abbastanza. Gigi riesce a capirlo, proprio grazie a Alex e ai suoi consigli: “se un uomo non ti chiama non vuole chiamarti”; “se un uomo ti dà il suo numero invece che chiederti il tuo, non gli piaci”; “se un uomo vuole trovarti, credimi ti troverà”; se ti dice che non è raggiungibile per un paio di settimane, non gli piaci, scappa (“dove va, in Nuova Guinea?”); “la storia della scintilla è tutta una balla, noi uomini abbiamo inventato la scintilla per poter non richiamarvi, trattarvi male, tenervi sulla corda per poi convincervi che l’ansia, le paure, le incertezze che ne derivano in realtà sono la vera scintilla e voi donne ve la bevete, ve la mandate giù e vi piace, vi piace perché vi nutrite di queste tragedie, tutte voi amate il melodramma”.