E’ argomento del giorno l’inaspettata affermazione di Virginia Raggi e Chiara Appendino sulla scena delle due capitali d’Italia. Al di fuori delle discussioni e delle polemiche sull’attendibilità di un voto ritenuto da molti esclusivamente di protesta, il fatto nudo e crudo è che due donne come tutte le altre, sono due dei quattro candidati al ballottaggio. Così come Hillary Clinton è la prima donna a concorrere per la presidenza degli Stati Uniti d’America.

Senza cadere negli sproloqui femministi, un dato evidente è la novità della presenza femminile in cariche alte, o meglio donne intelligenti ed affermate ci sono, e anche con una postazione professionale di livello, ma è un pregiudizio ancora del XXI secolo quello che spinge tutti a commentare “sicuramente è andata al letto con qualcuno di importante”, “non è possibile che così giovane ci sia arrivata da sola”… e invece magari sì è possibile, e dovremo iniziare a staccarci di dosso questo involucro colloso di sfiducia: la nostra concezione della società è ormai solo che intrisa di negatività, la nostra idea è lo specchio di un’abitudine, quasi un’assuefazione alla corruzione e alla corruttibilità.

E allora perché affidarci alla figura della donna non potrebbe essere un antidoto? In fondo esistono donne e donne, e nonostante abbiamo davanti l’esempio della Boschi, che si atteggia spesso a velina della situazione con l’autocelebrazione indiretta della sua bellezza e giovane età, dobbiamo affidarci alla novità, e non sto parlando politicamente, ma mi riferisco alla stessa dimensione degli strati che compongono la società.

Esistono studi tecnico-giuridici che affermano che secondo evidenze internazionali, “a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici si assocerebbero livelli di corruzione più bassi”: tra condannati per reati di corruzione, concussione, malversazione, istigazione alla corruzione, il rapporto uomini donne è di 10 a 1 se non inferiore. È un dato di fatto da non manipolare per tirarne fuori una disamina etica del genere maschile a favore di un’etica femminile ìntegra politicamente e moralmente, ma è necessario e doveroso constatare che la novità della donna può essere una grande risorsa, quale figura non abituata, e quindi non assuefatta, dal gas della corruzione.

Virginia Raggi e Chiara Appendino cercano di sfatare il mito della donna giovane e bella che si è fatta strada grazie a qualcuno, o si fa strada sotto ordini di qualcun’altro (accuse tra l’altro sentite e ripetute anche nei loro confronti attraverso la battuta scherzosa sulla necessità di un auricolare per un direttorio immediato da parte di Grillo), proponendo in modo deciso e con pugno forte l’esistenza di una parte della società che è sana, e che potrebbe fare da inoculatore di antidoto in tutte le altre.

 

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