In  tutte le linee

in tutti i colori

in tutti i boccali

nel mio petto

fuori, dentro

nel calamaio – nelle difficoltà a scrivere

nello stupore dei miei occhi

nelle ultime lune del sole

(il sole non ha lune) in tutto.

Dire in “tutto” è stupido e magnifico.

Diego nelle mie urine Diego nella mia bocca

nel mio cuore nella mia follia, nel mio sogno

nella carta assorbente nella punta della penna

nelle matite nei paesaggi nel cibo nel metallo

nell’immaginazione.

Nelle malattie nelle rotture nei suoi pretesti

nei suoi occhi nella sua bocca

nelle sue menzogne.

“Frida Kahlo a Diego Rivera”

 

Smunte nella tenèbra

entro a sudari, pallide stelle

le loro torce agitano.

Fatue luci dai più remoti cieli schiaran fioche,

archi su archi svettanti,

la navata della notte nera di peccato.

 

Serafini,

le osti perdute si svegliano

a servire sino a che

in illune tenèbra ognuna ricade, smorta,

levato che abbia e agitato

 

E a lungo e alto,

per la notturna navata che si estolle

battito di stelle rintocca,

mentre squallido incenso gonfia, nube su nube,

ai vuoti spazi dall’adorante

deserto d’anime.

James Joyce”

 

Cosa avranno mai in comune personaggi come lo scrittore e poeta James Joyce e la pittrice Frida Kahlo? Non certo le parole, così lontane l’uno dall’altra. Sembra che entrambi abbiano avuto strane perversioni sessuali nella loro vita.

L’autore di sublimi parole, quali:

“battito di stelle rintocca,

mentre squallido incenso gonfia, nube su nube,

ai vuoti spazi dall’adorante

deserto d’anime.”

è anche conosciuto per lettere inviate alla moglie contenenti frasi in cui sosteneva di amare l’odore della sua figa e di quanto fosse ammaliato dall’aerofagia, infatti egli sosteneva che fosse “meraviglioso scoparsi una donna che si scoreggia addosso ogni volta che la si penetra con forza.” Lo scrittore irlandese amava così tanto l’odore della vagina che chiedeva addirittura alle prostitute le loro mutandine aromatizzate.

Non era da meno Franz Kafka, che era un appassionato collezionista di oggetti di ogni forma e dimensioni, con l’unico scopo di usarli poi come propri gingilli personali. La sua rivista preferita, alla quale era addirittura abbonato, era una rivista che riportava tra le sue pagine immagini di uomini raffigurati mentre creature somiglianti a porcospini erano intenti a far loro un pompino.

Infine anche il poeta Lord Byron avrebbe tanto di cui parlare, soprattutto delle proprie strane perversioni sessuali. Sembra infatti che fosse infatuato della sorellastra, Augusta Leigh, a cui non smise mai di dare la caccia e sembra che, due giorni dopo che lei ebbe partorito, lui se la sia presa con forza, analmente.

Chi l’ha detto, quindi, che poesia e perversione siano così lontane tra loro?

 

 

A cura di Anita Mestriner

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