11 dicembre 2018

“The Planets” di Gustav Holst: una suite spaziale

“The Planets” di Gustav Holst: una suite spaziale

Review

É possibile compiere dei viaggi straordinari grazie alla musica e la suite per grande orchestra The Planets (Op.32)  di Gustav Holst ne é un valido esempio. Le sue note vi strapperanno dalla poltrona (o dal letto, o dal divano) e vi accompagneranno nello spazio, cullandovi dolcemente mentre ammirate un tramonto su Marte, pizzicandovi mentre surfate sugli anelli di Saturno o sussurrandovi miti alieni mentre contemplate le luci misteriose di una nebulosa. The Planets risulta essere molto evocativa, grazie ad un uso creativo del ritmo ed una brillante orchestrazione, capace di creare un’atmosfera da sogno, unica nel panorama della musica classica.

Composta da Holst in un arco di tempo che va dal 1914 al 1916, la suite ottenne fin da subito un ampio consenso e col tempo divenne l’opera più conosciuta e apprezzata del compositore inglese. I sette movimenti che la compongono portano il nome di altrettanti pianeti del Sistema Solare ed esprimono “umori” e suggestioni legati ad essi e provenienti dall’astrologia e dalla teosofia; si hanno, ad esempio, un incedere solenne ed un ritmo opprimente (in 5/4)  in Mars, the Bringer of War che richiamano il carattere implacabile del “pianeta rosso”, oppure un dolce intreccio di fiati ed archi che percorre Venus, the Bringer of Peace e che evoca albe primordiali e splendenti (Venere è infatti il pianeta che appare più luminoso visto dalla Terra).

Degni di nota poi sono Jupiter, the Bringer of Jollity, il cui inciso centrale, dotato di una particolare solennità, fu rielaborato da Holts in un inno che divenne molto popolare in Inghilterra (I Vow to Thee, My Country) e Saturn, the Bringer of Old Age , coi suoi fiati sinistri ed archi striscianti che sembrano suggerire antiche glorie ormai perdute; la musica perfetta per la caduta di un impero.

La potenza suggestiva di The Planets ha ispirato molte colonne sonore cinematografiche, prima fra tutte quella della saga di Star Wars. E’ infatti noto che John Williams utilizzò Mars durante le fasi di lavorazione del primo film della saga, e poi ne citò palesemente alcuni movimenti nella colonna sonora definitiva.

 


copertina

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