Dicono che quando aspetti ardentemente qualcosa,
questa non succeda.
Onestamente, penso che sia la cosa più ingiusta che ci possa essere.
Perché, voglio dire, se aspetti una cosa, è perché vuoi che arrivi,
quindi tutte le forze terrene e non, devono impegnarsi per far sì
che questa cosa, accada.
Ma le mie teorie irreali, nella vita reale,
non funzionano sempre. 
Sbatto la testa contro porte che non si aprono, mai.
Ma sbattendola, compulsiva-mente,
ho capito che pur non avendo ciò che desidero, 
sto bene.
Non credo nella speranza, ma nel realismo.
Il realismo che se una cosa la vuoi, 
non stai lì ad aspettarla, ma
vai e te la prendi, o per lo meno ci provi.
Voglio prendermi tutto quello che finora 
sono rimasta a guardare.
Voglio prendere la mia vita in mano
e renderla bella da vivere.
Non voglio più farmi schiacciare, né voglio io schiacciare qualcuno.
Vorrei ci fosse una reciprocità di comportamento, di sguardi, di modi di porsi,      di rivolgersi l’uno all’altro, l’altro all’una, di condividere cose,
momenti, e se poi non c’è, va bene.
Non si deve essere tutti uguali, non dobbiamo voler tutti quanti le stesse cose.
Io non voglio essere uguale a nessuno.
Io voglio essere, io.
Che per molto, ho e hanno, calpestato.
Non voglio più che nessuna persona blocchi la mia vita, 
perché non obbligo nessuno a restare.
Se si vuole andare, si va.

(Dovresti pensarci, anche tu)

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