Disneyland è il sogno per eccellenza di migliaia di bambini. Lo è anche per i grandi, che magari dopo un po’ riprendono in mano le VHS dal vecchio armadio in salotto (o semplicemente cercano uno streaming online). Cenerentola, Aladdin, Peter Pan, Ariel. Topolino! Averli accanto a grandezza umana è come tornare bambini per un giorno. La magia di Disneyland, iniziata nel 1955 ad Anaheim (Los Angeles, California), continua fino ad oggi a incantare milioni di turisti di tutto il mondo.

Disneyland è il modello perfetto di parco giochi, grandioso nella sua logica totalizzante, basata su prevedibilità, coerenza e comprensibilità estreme. Nella combinazione continua tra high-tech, favole e cultura pop, diventa un’esperienza totale in cui ognuno può trovare il proprio sogno personale. Il visitatore ha a disposizione qualsiasi ambientazione, ovviamente legata alle opere Disney, e con esse riscopre i ricordi dell’infanzia. Si trova così in un luogo in qualche modo conosciuto, familiare, che lo fa sentire al sicuro e soprattutto in grado di renderlo felice. Proprio come quando guardava in tv il Bianconiglio correre in giro con il suo panciotto e l’orologio da tasca in mano.

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Il segreto di Disneyland è la sua perfetta organizzazione. Tutto, dal momento in cui il turista varca il cancello di ingresso, è programmato, persino le memorie, con i vari “Point Photo” sparsi per il parco. Lo spettacolo va in scena all’apertura e non si ferma fino a sera, per non lasciare alcuno spazio di riflessione al visitatore. In media, durante una visita si entra in contatto con circa 73 addetti differenti. Sono loro il vero cuore dei parchi, dal loro zelo dipende il successo di tutto il complicato sistema Disney. Ovviamente non sono semplici impiegati, ma vengono definiti cast members. Perché Disneyland non un’azienda, è uno show. Devono seguire delle regole molto rigide e particolari, prima tra tutti l’obbligo di avere una completa e costante aderenza al personaggio rappresentato, sia dal punto di vista estetico che comportamentale. La postura prima di tutto!

Per questo, prima di essere indottrinati su tutto lo scibile riguardante il parco e i suoi personaggi, i figuranti devono sottoporsi ad un severo provino. La selezione esclude candidati con piercing e tatuaggi, mentre ci sono regole precise anche sull’altezza e sulla lunghezza di capelli, barba e unghie. E non si possono radere le sopracciglia. Per non far svanire la magia del luogo, non è possibile lasciare varchi temporali o fisici che consentano di “sbirciare dietro le quinte”, di conseguenza il cast in servizio non può né mangiare né fumare né usare il cellulare. Ovviamente, per non uscire dal personaggio, è necessario usare sempre un linguaggio moderato e consono ed esiste anche un linguaggio in codice per le emergenze, perché Cip e Ciop che chiamano un’ambulanza non sono molto credibili. Le restrizioni proseguono anche fuori dall’orario di lavoro, dato che non è possibile divulgare sui social network nulla legato al “magico mondo Disney” e nemmeno quale sia il proprio personaggio rappresentato. È vietato dare indicazioni puntando l’indice, poiché in alcune culture è considerato offensivo, e rispondere “non lo so”. Le direzioni vengono quindi mostrate con due dita o con la mano intera, mentre per le informazioni ogni figurante è obbligato a chiedere ai propri colleghi finché non trova una risposta alla domanda del visitatore. Dato che il signor Disney amava farsi chiamare solo Walt, anche i cast members sulla loro targhetta hanno semplicemente il proprio nome, ma, in caso di omonimia, sono costretti a sceglierne uno differente dal proprio, per non creare confusione nei turisti. Tutti i figuranti devono imparare a firmare autografi in maniera standardizzata, così che la firma di Pinocchio a Parigi sia uguale a quella del Pinocchio di Los Angeles. Che poi, Pinocchio alla fine aveva imparato a scrivere?

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Ultima chicca: la spazzatura. Nonostante l’infinità di persone che ogni giorno percorrono le strade di Disneyland, queste sono sempre pulite. Ciò perché ogni dipendente è obbligato a raccogliere e buttare la spazzatura. Ma, come insegna Biancaneve quando rassetta la casa dei sette nani, per pulire ci vuole stile. E quindi gettare un rifiuto nel cestino dell’immondizia diventa parte della rappresentazione: movimenti aggraziati e gesti eleganti anche per raccogliere una cartaccia e buttarla via.

Ora, se vi capiterà di andare a Disneyland, lo guarderete ancora con gli stessi occhi?

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