Di Andrea Ancarani

Il 31 maggio 2016 ha avuto luogo  presso l’Università Cattolica di Milano una conferenza dal titolo “The Future Governance of the Eurozone”, tenuta dall’economista belga, professore alla London School of Economics, Paul De Grauwe.

La conferenza comincia con un’attenta analisi delle cause della crisi attuale individuate in un’espansione dapprima del debito privato, e solo successivamente del debito pubblico, secondo il modello “Boost and Bust”. Esso prevede infatti che a periodi di grande euforia economica seguano momenti di forte contrazione.

L’analisi dell’economista belga si discosta parecchio dall’idea comune secondo la quale la crisi del 2008, e la seguente recessione, siano dovute ad un aumento incontrollato del debito pubblico. Tale motivo porta a ritenere doveroso e moralmente giusto  applicare misure di austerità e di contenimento della spesa dello stato, dopo anni di prodigalità “irrazionale” da parte del settore pubblico. De Grauwe, al contrario, ha confermato più volte le colpe dell’austerity europea individuando nelle conseguenze (il taglio agli investimenti pubblici, la disoccupazione, deflazione ed il generale pessimismo) le cause della stagnazione e della mancata crescita della zona Euro.

L’economista belga offre quindi come soluzione necessaria l’incremento da parte della BCE del Qe e degli  incentivi agli investimenti pubblici, così da allentare i vincoli di bilancio e comprare quanto più debito pubblico possibile per alleggerire i bilanci degli stati. Ma non è tutto.

La crisi ha infatti messo in evidenza la mancanza di coordinamento a livello europeo tra gli organi istituzionali (la famosa Troika) che più volte si sono scontrati su molti temi (come la sostenibilità del debito greco) e più volte hanno messo a rischio la sopravvivenza della moneta unica. Ora, in un momento di forte protesta e malessere diffuso verso le istituzioni europee si rende necessario, secondo de Grauwe, portare a compimento quel processo di unificazione che è stato rallentato appunto, da crisi e conflitti interni. Solo un ente sovranazionale, con una politica fiscale unica, e la messa in comune del debito nonché l’armonizzazione dei costi di finanziamento da parte degli stati, possono risolvere la crisi e rispondere agli attacchi dei mercati.

È interessante notare come la conferenza di De Grauwe abbia avuto luogo lo stesso giorno della relazione sullo stato dell’economia italiana ed europea di Ignasco Visco, governatore della Banca d’Italia. A palazzo Koch, il Governatore ha riaffermato la necessità per l’Europa di fare un “salto di qualità” aumentando, a livello europeo, gli investimenti pubblici, favorendo una politica di bilancio unica e portando a termine quel processo di unificazione dei bilanci e del sistema bancario sempre osteggiato dai falchi tedeschi. Per quanto riguarda l’Italia, Visco ha affermato la necessità di rilanciare l’iniziativa privata, già favorita dal calo degli interessi a seguito del Qe. Ciò sarebbe possibile tramite un abbassamento del cuneo fiscale sul lavoro, favorendo misure anti Trust, così da consolidare il sistema bancario (sotto pressione da diversi mesi per i Npl) e riformare le BCC portandole ad avere un assetto industriale e imprenditoriale.

Come è possibile notare i due interventi differiscono per molti punti ma non nella sostanza.

Entrambi gli economisti, pur avendo da posizioni e ruoli diametralmente opposti, si confrontano sui problemi di un’Unione Europea sempre più scricchiolante, malata di disoccupazione e deflazione. Il tutto in un contesto pieno di incertezze e di pericoli, dove le istituzioni sono sempre più preoccupate di salvare l’Europa dagli Europei, quando bisognerebbe salvare invece gli Europei stessi.

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