di Federico Lucrezi

La mia generazione, e non solo, è cresciuta con i film Disney. E ne siamo tutti piuttosto orgogliosi.

Non è colpa nostra se dal 1937 con Biancaneve fino ad oggi la casa di produzione di Walt Disney ha sfornato capolavori su capolavori, lungometraggi d’animazione incredibilmente belli che hanno segnato l’infanzia di milioni di persone in tutto il mondo. Non è colpa nostra se alla fine ci siamo affezionati un po’ tutti a quelle storie e a quei personaggi.

Certo, oggi compatiamo quei bambini che Dumbo o la Sirenetta non li hanno mai visti, ma è anche vero che noi non ne siamo affatto usciti incolumi.

Qualche danno la Disney l’ha fatto.

Tutta la storia del Principe Azzurro, tanto per cominciare, ha alzato leggermente le aspettative, ma probabilmente di questo ce ne siamo già accorti tutti da tempo.

Il vero problema però è l’idea distorta della natura che ci hanno messo in testa. Il Libro della Giungla, Tarzan, ma anche Cenerentola, Aladdin e il Re Leone. Tutto un susseguirsi di bambini allevati da lupi, orsi, pantere e gorilla, principesse con tigri da compagnia, e pratici uccellini-parrucchieri pronti a dare una mano a rifare il letto.

E quindi poi si finisce per non capirci più niente.

La notizia della settimana, non sia mai che si perda l’occasione di fare un po’ di polemica inutile, è sicuramente l’uccisione del gorilla dello zoo di Cincinnati, Ohio.

Nell’improbabile caso che a qualcuno suoni nuova, la questione è semplice: un bambino di quattro anni perso di vista per un attimo dai genitori riesce in qualche modo a introdursi nella gabbia dei gorilla. Un esemplare si avvicina incuriosito, afferra il bambino e lo trascina in giro per la gabbia. Dopo una decina di minuti, testimoniati dalle riprese degli spettatori che urlano spaventati, il personale dello zoo decide di intervenire sparando all’animale e riconsegnando il piccolo ai genitori.

Momenti di terrore per la famiglia del bambino e per gli spettatori presenti. Manna dal cielo per i fenomeni della tastiera che ne hanno per tutti, da chi ha deciso di sparare al gorilla anziché sedarlo, fino ai genitori che dovrebbero essere incriminati per negligenza (e qualcuno ha pure proposto una petizione online, beato tempo libero!).

Le immagini testimoniano bene le dinamiche che si sono sviluppate nella gabbia. Il gorilla trascina ripetutamente il bambino in acqua per diversi metri. Lo zooantropologo Roberto Marchesini ha riconosciuto nel comportamento dell’animale il medesimo atteggiamento normalmente mostrato dai gorilla verso i cuccioli, dunque probabilmente non sussisteva alcun intento aggressivo nei confronti del bambino.

Le urla spaventate dei presenti tuttavia comportavano un fattore di rischio in quanto avrebbero potuto innervosire ulteriormente il gorilla, e gli altri esemplari presenti, rendendone il comportamento imprevedibile –ha spiegato lo staff dello zoo– e anche l’utilizzo di sedativi, che richiedono qualche minuto per agire, avrebbe potuto mettere in pericolo il bambino, non potendo prevedere il comportamento dell’animale parzialmente stordito.

In presenza di diversi elementi potenzialmente pericolosi il personale qualificato ha valutato che l’abbattimento del gorilla fosse l’unica opzione praticabile per evitare di mettere a repentaglio la vita del bambino.

Niente di strano, niente di sbagliato.

Non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un animale di 180 kg e di un essere umano di quattro anni.

Come spesso accade quando un episodio diventa virale, anche questa volta ognuno ha detto la sua e si è letto abbastanza di tutto. Tra tutte una perla di imbattibile bellezza, che ci riporta al discorso in apertura, è il post di Saverio Tommasi, redattore di Fanpage.it noto principalmente per le simpatiche invettive verso tutto e tutti sulla sua pagina Facebook:

 

STORIA BREVE

Siamo nello zoo di Cincinnati, un bambino di quattro anni cade nella gabbia del gorilla, il gorilla pesa 180 chili.
Il gorilla corre e si ferma di fronte al piccolo, il piccolo pesa 16 chili, cioè dodici volte meno del gorilla.
Il gorilla alza una zampa, pensano lo voglia attaccare ma il gorilla accarezza il bambino, poi lo afferra per i pantaloncini, lo gira con delicatezza, poi lo alza e lo porta in giro per la gabbia, mostrandogliela. Il bambino lo segue, lo guarda, il bambino non piange mai.
Dopo quindici minuti il gorilla viene ucciso con una fucilata dall’alto perché sedarlo sarebbe stato troppo rischioso, secondo i padroni dello zoo.
E forse avevano ragione i padroni dello zoo, come fai a sedare un gorilla dall’alto, con un bambino accanto?
Io non lo so come si fa a sedare un gorilla dall’alto, però so che per il gorilla quello era diventato il suo bambino e so che l’aveva accarezzato come nessun uomo aveva mai accarezzato quel gorilla, e gli voleva bene come nessun uomo aveva mai voluto bene a quel gorilla.
Poi il gorilla , ancora una volta, è stato tradito.
E’ una storia triste, ve l’avevo detto.
Zoo di merda, questo non ve l’avevo ancora detto ma ci sta sempre bene.
Saverio Tommasi

 

Ma non è colpa sua, davvero. È stata la Disney.

Lasciamo pure che i bambini oggi continuino a guardare Peppa Pig.

Forse è meglio così.

 

Credits

Sources (intervista a Roberto Marchesini)