“Non c’è lavoro”, “non ci sono possibilità”, “mancano opportunità lavorative, soprattutto per i giovani”, “è difficile avere un contratto a tempo indeterminato”… Insomma, in linea di massima, sono queste le frasi e i commenti che si sentono circolare quando si parla di occupazione e lavoro in Italia.

Il tasso di disoccupazione nel nostro paese è altissimo: la media nazionale è dell’ 11.9%, dato molto relativo in quanto bisogna tenere presente che è frutto dell’equilibrio tra realtà diverse. Ad esempio ci sono grandi divari dovuti alle zone: un 8,2% del Nord della penisola, contro un 19,4% del Sud o al sesso del cittadino; la disoccupazione femminile è sempre più alta di quella maschile, con un divario che va ad aumentale man mano che scendiamo gli Appennini.

Ancora più tristi sono i dati relativi alla disoccupazione giovanile. Il bel paese infatti, con circa il 38%, si trova ben al di sopra della media dell’area europea con il suo 22% e può considerare un miraggio il 7% della Germania.

La situazione non è stata sempre questa. Fino a circa dieci anni fa l’Italia navigava in acque ben diverse. Nel 2007 per esempio, il tasso di disoccupazione era circa la metà di quello attuale; 19,4% per quello giovanile e sotto al 6% quello totale.

riforma-del-lavoro-pmi

E’ un problema concreto, i dati parlano chiaro e qualcuno deve assolutamente prendersi carico della responsabilità di dare un giro di vite alla situazione. Non è un mistero da dove debba venire questa svolta. Basta considerare che le cause alla base di questa stagnazione si ritrovano nella fallacità del sistema: mancano adeguate preparazioni da parte degli istituti, manca ancora di più una coordinazione tra scuole e collocazione, ma soprattutto, manca un ricircolo della forza lavoro. Il continuo slittamento in avanti dell’età pensionistica e l’aumento degli anni di servizio necessari per arrivarci, fanno sì che in questo momento la maggior parte delle persone con un impiego siano over 50. Dove possono trovare i giovani, in questo status, spazio per aprirsi una strada?

Ad aggravare la situazione c’è la realtà dei contratti a tempo determinato. Stage lavorativi, porti per tirocinanti sottopagati, ma anche semplicemente lavori stagionali o a rinnovamento progressivo. Sono espedienti creati dal sistema per eludere la realtà dei fatti, decisamente terrificante. Un po’ forse come spazzare il pavimento e mettere la polvere sotto il tappeto.

Il presidente della Repubblica italiana ha dichiarato, in occasione della Festa dei Lavoratori lo scorso primo maggio, che “creare lavoro è un impegno costituzionale”. A lui si sono uniti i pareri dei molti, tutti d’accordo sull’impellenza di questa esigenza, come sulla designazione del destinatario di questo compito.

Lavoriamo, se possiamo, attendendo un’inversione di marcia, che dovrebbe arrivare “dall’alto”. Sarebbe infatti, decisamente provvidenziale.

Teamwork of businesspeople