Presso Palazzo Reale di Milano si sta svolgendo la mostra dedicata alla carriera di Umberto Boccioni, in ricorrenza dei cento anni dalla morte dell’artista. Fino al 10 luglio 2016 sarà possibile effettuare un percorso inconsueto, nato da un progetto di ricerca del Gabinetto dei Disegni della Soprintendenza del Castello Sforzesco, coadiuvato da altri enti presenti nel territorio nazionale.
Ricordato principalmente per la sua adesione al Futurismo, di cui fu un noto esponente, il pittore di origine calabrese fu in realtà un vero amante delle sperimentazione. Personalità di elevato spessore critico, dedito a continue ricerche e studi in campo artistico, fu ben favorevole a nuove esperienze e conoscenze.
La peculiarità che accompagna i visitatori durante l’intero percorso è la riproduzione di immagini riprese da un documento molto interessante, ritrovato tra le carte donate dalla sorella di Umberto Boccioni alla Biblioteca Civica di Verona. Egli infatti compose un album in ventidue tavole sfascicolate che raccolgono 216 ritagli, corrispondenti in gran parte a riproduzioni di opere d’arte. Tutte le immagini rappresentano le principali fonti di ispirazione che influenzarono il modello espressivo del pittore, suscitando in lui riflessioni strettamente artistiche o meno, contenute nei diari, anch’essi esposti nel percorso visivo. Tale operazione si interruppe molto probabilmente nel 1910, anno in cui Boccioni aderì al movimento futurista.
La mostra racconta il cammino dell’artista secondo sezioni cronologico-tematiche. L’esordio dell’artista avviene a Roma, città in cui il pittore approdò in seguito a vari trasferimenti lungo l’Italia. Qui intraprese lo studio del disegno presso un famoso illustratore dello stile Liberty e conobbe Gino Severini, con il quale nel 1902 divenne allievo di Giacomo Balla, insieme al Mario Sironi, con cui stringerà un forte rapporto. A questi primi anni risalgono opere dal carattere piuttosto intimistico, che si modificherà in seguito ai viaggi compiuti a Parigi e in Russia.

Il trasferimento nella città di Milano avviene nel 1907, anno di importanti cambiamenti. Boccioni è affascinato da alcuni tratti simbolisti, come la particolarità nella rappresentazione della natura o la modernità della visione e contemporaneamente è colpito in modo positivo dalle opere dei pittori divisionisti, esposte alla Biennale di Venezia. Solo in un momento successivo ad un’attenta analisi sul ritratto e sull’espressione velata, e per alcuni versi enigmatica del Simbolismo, Boccioni approdò all’energica stagione futurista, in cui rifiutò i modelli considerati per anni imprescindibili, denigrandoli come esempi di una cultura antiquata e passatista. La ricerca artistica era ormai destinata a spostarsi su un fronte che si muovesse ben oltre il nuovo e l’originale, in un’ottica di sfida prorompente.


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