di Lorenzo Bellandi

Quello della moda è sicuramente uno dei mondi in cui più si può notare un qual certo razzismo, una qual certa xenofobia. Il termine indica “paura del diverso”, “odio per gli stranieri”, ma nell’ambiente del fashion più che un vero odio, una vera paura del diverso in quanto tale si ha il timore di non vendere. Già nel 2008 si parlava di questo tema, tant’è che il fotografo di moda Nick Knight aveva denunciato al britannico The Independent on Sunday che le modelle nere venivano sottorappresentate. In tutta risposta, nel Luglio di quell’anno, Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, fa uscire un numero in cui sono presenti solo modelle nere, in omaggio alla loro bellezza. La Sozzani riferisce anche che non vede nessuna discriminazione: in passerella le ragazze non hanno più i problemi che potevano avere qualche anno prima. Diverso era invece il discorso bellezza, cosmesi e trucchi poiché le campagne mondiali dei grandi marchi scelgono testimonial che vadano bene per i mercati principali, ma di testimonial nere esistevano già.

Nel 2008 il problema era quasi più alla luce, dato che l’allora senatore dell’Illinois Barack Obama era candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Ora si hanno un presidente nero e una first lady nera alla Casa Bianca, ma la situazione non è cambiata granché nel fashion. Eppure se ne discute a quasi ogni fashion week di Londra, Milano o Parigi, ove la percentuale di modelle di colore che sfilano è sempre bassa.

È bene però precisare che il nero non è l’unico colore di pelle che viene sottorappresentato, anzi spesso le agenzie ricevono richieste per modelle ‘non etniche’, vale a dire non nere, rosse, gialle, ambrate, ma caucasiche.

Nel 2013 alcuni stilisti, come Dior, hanno presentato intere collezioni senza una sola modella dalla pelle scura. Chiaramente le modelle nere si battono per una loro maggiore presenza sul campo, sebbene anche giornalisti e stilisti di colore si sentano frustrati. È il caso di Iman, modella somala di Calvin Klein, Versace e Yves Saint Laurent nel ventennio ’70-’80, e di Bethann Hardison, che sono a capo di un movimento per far usare più indossatrici nere nelle passerelle di New York.

Sebbene le bianche prevalgano, c’è anche da dire che le mediterranee sono sempre più infrequenti, le sudamericane e le africane sono in declino, mentre discorso diametralmente opposto invece vale per le asiatiche.

In conclusione è chiaro che si può parlare di xenofobia o di razzismo, ma non verso le persone in sé, quanto in merito al fatturato poiché sono i soldi che fanno da padroni.

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