C’era una volta la musica, quella vera. Quella suonata con energia, passione, senza distinzione di genere -che poi, alla fine, i generi non esistono più-; arte allo stato puro e pura anch’essa nel veicolare messaggi. Poi venne la Tv e con essa MTV, All Music e, infine, X-Factor e i suoi fratelli.

Da un lato si potrebbe affermare che questo passaggio dalla radio a mezzi più recenti -passatemi il termine- come Tv e Web abbia portato ad una presenza decisamente più netta e consistente della seconda arte. Questo ha dato risalto anche ad artisti che avrebbero trovato nella televisione e nel Web un terreno fertile per proliferare e guadagnare consensi. Tuttavia, quello che stanno facendo X-Factor e la sua schiera di fratellini come The Voice, Tu Sì Que Vales e altre declinazioni più o meno simili dello stesso format è quella di ammazzare, letteralmente, un’arte.

Cerchiamo di capire molto brevemente come funziona questo talent-show.

Innanzitutto: X-Factor è un format che si propone di trovare il “fattore X”, il talento musicale nascosto tra i concorrenti del programma, che vengono selezionati appositamente da 4 giudici -ognuno dei quali presiede ad un gruppo- , divisi in quattro categorie (Uomini 16-24, Donne 16-24, Over 25, Band/Vocal Group) e fatti sfidare a colpi di canzoni durante le puntate. Il vincitore ottiene un contratto discografico, molto spesso con una major ( basti pensare che dei 9 vincitori delle rispettive edizioni, ben 6 sono sotto contratto con la SONY MUSIC). Come detto, X-Factor vuole trovare il talento nascosto che si cela dietro un volto apparentemente normalissimo e consegnarlo all’Olimpo della musica, consacrandolo come nuova star italiana.

Onestamente, dei vincitori delle 9 edizioni del programma -che nel frattempo è passato dalla programmazione su Rai 2, a Sky Uno– l’unico che è riuscito ad affermarsi come pop-star all’interno del panorama musicale è Marco Mengoni; di Giusy Ferreri non è il caso di parlare ed esprimere un giudizio articolato, visto che già era scandalosa la sua vittoria nella prima edizione. Degli altri, tendenzialmente si sente parlare per un paio di anni, durante i quali vengono sfruttati e spremuti dalle major per le quali hanno firmato, sancendo la propria fine. (n.d.R. Con questa affermazione non voglio puntare il dito contro le grosse etichette discografiche che svolgono egregiamente il loro lavoro e devono, giustamente, avere degli introiti dalla produzione dei dischi dei “talenti”.)

Da questi programmi non uscirà altro che un prodotto usa e getta, buono per un ascolto facile, che non superi i 3 minuti. Se, da un lato, -e come già affermato all’inizio di questo articolo- questi programmi hanno reso la musica una presenza fissa all’interno dei palinsesti, non bisogna dimenticare che, allo stesso tempo, non fanno altro che svilirla, mercificarla ed equipararla unicamente ad una mera gara a chi canta meglio; e qui entrano in gioco i giudici. Nel corso delle nove edizioni si sono avvicendati alla giuria: Morgan, Mara Maionchi, Simona Ventura, Elio, Arisa, Mika, Skin, Fedez e Victoria Cabello. Potete già immaginare dalla lista, chi capisca effettivamente di musica e fra questi, quello che ha saputo sfruttare meglio l’occasione è stato Morgan, il quale ruffianamente è riuscito a farsi un’ottima pubblicità; mentre il povero Elio, tanto simpatico sul palco, quanto musone e impacciato davanti allo schermo, si è trovato ingabbiato in un programma che non ha la minima voglia di cercare un talento vero, ma di perseguire nella propria autoreferenzialità.

E’ di pochi giorni, tra l’altro, l’annuncio del cambio dei giudici, ma se siete appassionati di musica e, allo stesso tempo, credete in un programma come X-Factor -non è da escludere-, non ci sono notizie incoraggianti. In giuria, per la decima edizione, saranno presenti Arisa, lo s conosciuto Alvaro Soler, un pezzo estivo e poi il nulla cosmisco; il furbo Fedez e, udite udite, uno dei maggiori esponenti della scena indipendente italiana: Manuel Agnelli, leader degli Afterhours Proprio lui è stato ufficiosamente incaricato dal popolo del Web di risollevare le sorti del programma, chiedendogli di portare, finalmente, gente con del vero talento alla vittoria.

Fossi in voi non spererei tanto in questa grossa rinascita, per alcuni motivi:

1. Manuel Agnelli è noto per essere un buonissimo cantautore, ma dal temperamento difficile, malmostoso e decisamente non adatto alla televisione.

2. Nel caso riuscisse a calarsi perfettamente all’interno della macchina X-Factor, non bisogna escludere la difficoltà di trovarsi un pesce fuor d’acqua e, quindi, irrimediabilmente solo contro un universo intero che schifa la sua scena.

3. L’ipotesi peggiore: ha un album in uscita a Giugno con la sua band e potrebbe sfruttare l’attenzione mediatica per concentrare l’attenzione su di sé, più che sui talenti in gara. Un programma che è diventato dopo ben nove stagioni, una macchina sforna talenti usa e getta e che sta uccidendo la musica pop italiana (ripetiamolo: pop non è uguale a schifo, pop significa popular, del popolo), che già non navigava in ottime acque da anni. X-Factor le ha dato il colpo di grazia e sta, una stoccata alla volta, ammazzando anche la nostra percezione della musica: non più utile, non più arte. I talenti che escono da questo programma non sono altro che le copia l’uno dell’altro. Un prodotto insipido, che faccia parlare di sé. E ci riesce.


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