18 dicembre 2018

“Behind The Leather”: non solo accessori

“Behind The Leather”: non solo accessori

Quante volte ci è capitato di fermarci davanti alla vetrina di un negozio e ammirare accessori in pelle che sul momento ci sembrano meravigliosi? Quante di noi non hanno almeno una borsa in pelle? Vuoi per la moda del momento, vuoi per l’estetica oggettivamente bella, questi accessori sono sempre molto in voga, peccato però che nessuno si accorga della crudeltà con cui siano stati fabbricati. Spesso si tende a chiudere un occhio sulle sofferenze che gli animali devono patire dalla tortura alla morte – affinché noi possiamo avere l’articolo di pelletteria che tanto abbiamo sognato.

Ed è proprio  la pelletteria ad essere il soggetto della nuova campagna di sensibilizzazione “Behind The Leather” promossa da PETAPeople for the Ethical Treatment of Animals – un’organizzazione no profit a favore dei diritti degli animali. In collaborazione con Ogilvy & Mather Advertising – un’agenzia pubblicitaria asiatica -l’associazione ha aperto un temporaneo negozio di pelletteria di lusso all’interno di un grande centro commerciale di Bangkok. Borse, scarpe, cinture, giubbotti e portafogli dalla classica estetica raffinata, sistemati ordinatamente sugli scaffali della boutique, contenevano però elementi terrificanti: al loro interno, infatti, erano stati collocati dei finti pezzi di carne e sangue animale e – il più spaventoso di tutti –  un cuore pulsante, atti ad aumentare la consapevolezza sulle inutili pene inflitte agli animali e a scoraggiare l’acquisto di questo tipo di merce. Si stima infatti che siano oltre 440 mila gli esemplari sottratti dal proprio habitat naturale solo nel sud-est asiatico per dar vita a questo genere di merce. Per fare un esempio concreto, la più grande industria di allevamento di coccodrilli si trova in Thailandia: se pensiamo che per fare una borsa in pelle di coccodrillo siano necessari quattro animali, i quali prima di essere scuoiati vengono colpiti con un martello o con una pistola per essere immobilizzati, forse dovremmo pensarci due volte prima di acquistare certi articoli contribuendo ad una simile mattanza. Un altro esempio sono i serpenti – nella stragrande maggioranza dei casi i pitoni – ai quali vengono immobilizzate le mascelle prima di essere scuoiati vivi.

Una campagna-choc terrificante realizzata nella speranza che questa tipologia di mercato possa, un giorno – magari il più presto possibile – scomparire. Un’idea geniale fuori dal comune finalizzata alla presa di coscienza della realtà che ruota attorno all’industria conciaria.

Credits: copertina

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