di Mattia Corti

Nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2016 un violento terremoto di magnitudo 7.8 della scala Richter si è abbattuto sull’ Ecuador provocando numerose vittime e migliaia di feriti.

L’epicentro del sisma è stato rilevato a 20 chilometri di profondità vicino alla città costiera di Muisne; la forza devastante del terremoto e l’epicentro localizzato a basse profondità ha permesso che le vibrazioni emanate durante il sisma si sentissero fino a 300 chilometri di distanza con conseguenti danni anche nella capitale Quito e nel sud della Colombia e in Perù.

Ad oggi il mondo sembra aver dimenticato il sisma dell’Ecuador, le grandi testate giornalistiche non ne parlano e le televisioni non danno più informazioni.

Purtroppo però la nazione è in ginocchio; in una intervista fatta a Stephen O’Brien, egli stesso afferma che il paese sudamericano ha bisogno di acqua potabile perché sorgenti e pozzi sono stati contaminati durante il terremoto oppure sono andate distrutte e che almeno 150 mila bambini sono stati colpiti dalle conseguenze del sisma e che quindi possono incorrere in seri problemi come infezioni o  malattie patologiche.

Numerosi studi si interrogano sulla possibile correlazione tra il terremoto avvenuto in Ecuador e quello avvenuto in Giappone il 15 aprile del corrente anno sull’isola di Kyushu; i terremoti sono avvenuti in zone molto distanti tra loro con magnitudo differente ( quello del Giappone ha registrato una magnitudo pari a 7 sulla scala Richter, mentre invece quello in Ecuador di 7.8 che corrisponde ad una intensità e forza 6 volte maggiore); tuttavia entrambi sono avvenuti nella zona chiamata cintura di fuoco, un lungo margine di subduzione che si estende dalle coste della Nuova Zelanda verso l’Indonesia, Giappone e ripercorre in maniera perimetrale l’oceano Pacifico fino ad arrivare alla Cordigliera delle Ande.

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Lungo questa cintura avvengono i terremoti più forti e frequenti della Terra; la possibile correlazione tra questi due terremoti può essere data dal fatto che il terremoto generato in Giappone possa aver determinato un quantitativo elevato di energia cinetica che si è spostata da un lato all’altro della cintura tale da provocare il sisma in America Latina.

Bisogna però considerare che tra il Giappone e l’Ecuador vi si trova un’area che copre una distanza di circa 15 mila chilometri tra i due epicentri che prende il nome di placca di Nazca; quest’area non è omogenea ma risulta costituita da più placche minori ed è quindi possibile sostenere che esistano dei principi di dissipazione e assorbimento dell’energia cinetica tra le placche tale per cui i due terremoti avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro, abbiano poco in comune e non siano correlati tra loro.

Numerosi sono i terremoti che accadono durante gli anni sulla Terra, alcuni di questi avvengono a profondità elevate e quindi sono impercettibili da parte dell’uomo e vengono registrati dai soli sismografi; altri invece avvengono a profondità basse e alcune volte con forti intensità e quindi vengono percepiti sia dalla popolazione che dai sismografi. Questi terremoti violenti, in alcune zone, come il Giappone, nelle città, non crea gravi danni, questo perché questa nazione si è dotata dei migliori ed efficienti sistemi antisismici costruiti alle basi delle case e grazie a piani di emergenza ottimali ed efficienti. In altre aree del globo terrestre invece, a causa anche di una povertà elevata e dei pochi beni di cui è in possesso lo Stato, è impossibile mettere in atto grandi piani antisismici e di emergenza e quindi, purtroppo, queste popolazioni sono spesso vittime della devastazione di sismi a forte intensità e con effetti devastanti.

 

 

Credits: Warren Becker (Flickr: Cemetery AlausÍ, Ecuador) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons, https://i.ytimg.com