Di Simone Apicella

Sarah Gavron con Suffragette – uscito nelle sale a marzo – ci trasporta nella Londra del 1912.  Maud Watts (Carey Mulligan) è una donna di ventiquattro anni e lavora da quando ne aveva tredici come lavandaia. La sua vita è la stessa di tante altre donne della sua epoca: una lavoro malpagato e usurante, senza nessuna tutela e in balìa degli abusi dei superiori; un figlio piccolo a cui non riesce a dedicare abbastanza tempo; un marito operaio, preoccupato di conservare la propria rispettabilità. La svolta nell’esistenza di Maud avviene per caso: durante una consegna, inciampa nel bel mezzo di una rivolta a favore del suffragio femminile.

Suffragette ripercorre una parte molto importante della storia inglese, quella del movimento nazionale per l’emancipazione dei diritti delle donne. La pellicola si svolge in una progressione di eventi che porterà Maud ad un coinvolgimento sempre maggiore nelle lotte del movimento suffragista. La sua storia si intreccia a quella di tante altre militanti, donne fiere e determinate a stabilire l’uguaglianza civile tra i sessi. È così che la giovane donna conosce la farmacista Edith (Helena Bonham Carter), una delle esponenti più anziane e battagliere del movimento. Ma è solo dopo l’incontro con Emmeline Pankhurst (Meryl Streep) – guida del movimento  – che Maud si decide a rinunciare ai suoi affetti, al suo lavoro, alla sua casa, alla sua rispettabilità agli occhi della gente, in nome dell’ideale.

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Tratto da: www.nytimes.com

Questo film convince soprattutto per la ricostruzione della Londra industriale di inizio Novecento: e non mi riferisco solo all’immagine della città attraversata al contempo da orde di operai spossati e da gentlemen a braccetto con le dame, ma anche per la rappresentazione di scene di vita del proletariato urbano, come l’ambiente della fabbrica e l’ambiente della casa. Una nota a parte merita la scelta dei costumi, che rappresentano n “in più” non irrilevante dal punto di vista della localizzazione della pellicola. Altro punto forte, la contestualizzazione ideologica della vicenda, con una narrazione che non annoia e che permette tanto la comprensione degli argomenti del movimento, quanto quelli (irrazionali, antidemocratici, conservatori) della società inglese ad esso contemporanea.

L’interpretazione della Mulligan è molto efficace: l’attrice ci fa ammirare un personaggio credibile, che riesce a comprondere momenti di sconforto (la prigione, la separazione dal figlio) ed esaltazione (i moti di protesta, le azioni terroristiche) con una determinazione particolare, una qualità tutta femminile. Se Bonham Carter, come personaggio secondario, rimane su un livello recitativo di basso profilo – nonostante sia impossibile nascondere la sua natura irriverente ed energica -, a maggior ragione non spicca la parte assegnata alla Streep; tanto il personaggio di Emmeline Pankhurst quanto la presenza della pluripremiata attrice hanno in questo film valore per lo più simbolico.

Esiste un altro modo per vivere questa vita”, è una delle battute più forti di Suffragette. Le richieste del movimento suffragista erano rivendicazioni di carattere civile e politico: diritto di voto, potestà giuridica, accesso alla libera professione, libertà contrattuale. È significativo che in coda al film la regista abbia voluto mettere un elenco di Stati e le rispettive date di concessione del suffragio femminile – compresi quelli dove ancora tale diritto non è riconosciuto. La storia portata sul grande schermo da Suffragette viene troppo poco considerata; soprattutto, quando ci fermiamo a riflettere a costo di quali sacrifici – altrui – ci troviamo a vivere in una società liberale in cui è possibile per ciascuno votare ed esprimere la propria volontà politica.

Insomma, un film da vedere, perchè ci porta a riflettere come le stesse rivendicazioni delle suffragette sono avanzate ancora oggi, all’interno di società diverse dalla nostra. E comunque non meno contemporanee.