Di Sebastiano Pacchiarotti

Se pensate che il fenomeno delle rockstar sia nato solo nel secolo scorso, con folle di spettatori in delirio durante le esibizioni dal vivo del loro musicista preferito, vi sbagliate di grosso! Potete trovare qualcosa di simile se andate a  pescare indietro nel tempo, nel secondo Ottocento. Certo, le proporzioni tra il fenomeno presente e quello passato sono ben diverse: ad essere riempiti dal pubblico non erano interi stadi, ma teatri e salotti borghesi; e l’artista in questione non faceva tremare il palcoscenico con la propria voce o con un potente assolo di chitarra, ma soltanto con l’aiuto di un pianoforte. Chi potrebbe pensare oggi che la prima figura di rockstar della storia sarebbe appartenuta all’antiquato mondo della musica classica? Eppure, così Franz Liszt venne percepito dai contemporanei: una figura affascinante e celebre in tutta Europa, un uomo che, con il suo talento e il suo modo di fare, seppe conquistare il cuore di molte donne della buona società.

Liszt nacque a Raiding (all’epoca appartenente all’Ungheria, oggi all’Austria) nel 1811. Fu uno dei più grandi compositori del suo tempo: seppe giostrarsi nelle più diverse forme musicali, dalla musica pianistica alla sinfonia, arrivando a scrivere trasposizioni per pianoforte di brani celebri di altri autori (celebre è La Campanella, tratta da Paganini). Attualmente è riconosciuto dai musicofili come uno dei maggiori compositori per pianoforte: a questo strumento affidò pagine virtuosistiche sublimi (come lo studio Mazeppa), e la sua tecnica magniloquente costituisce un notevole ostacolo per gli aspiranti pianisti. Alcune sue composizioni, come il Sogno d’amore e la Danza Ungherese n.2 sono diventati pilastri indiscussi della musica romantica.

Ma quello che a noi interessa in particolare è la sua attività di esecutore. Liszt fu una vera e propria grande celebrità al suo tempo: il suo stile raffinato e trascendentale lo portò ad esibirsi in tutta Europa, dalla Polonia all’Italia, dalla Francia alla Germania. E proprio in Germania, nel 1841, si scatenò un fenomeno estremamente particolare, sostanzialmente un unicum nella storia della musica fino a quel momento: una forma di isteria ed eccitazione da parte delle rispettabili signore tedesche nei confronti del pianista ungherese che pertanto prese il nome di Lisztomania, o febbre di Liszt.

Liszt arrivò a Berlino a Natale del 1841. Due giorni dopo si esibì alla Sing-Akademie, di fronte a una folla delirante. Lo scrittore Heinrich Heine, coniatore del termine Lisztomania, racconta di come l’esibizione del pianista fu accolta dal pubblico femminile con un senso di estasi mistica, arrivando anche a contendersi oggetti a lui appartenenti e a indossare spille e piccoli camei raffiguranti il loro idolo. Insomma, delle ammiratrici sfegatate che poco hanno da invidiare alle fan più accanite degli artisti di oggi. Tale frenesia si riscontrò anche nel 1842, anno di un grande tour di concerti a Parigi.

In quegli anni alla febbre di Liszt vennero attribuite caratteristiche proprie di una patologia, e furono avviati degli studi medici e scientifici (ricordiamoci che siamo quasi in età di Positivismo) che però non riuscirono ad arrivare a una soluzione univoca. Per chiarire le dinamiche di questo fenomeno, apparentemente inspiegabile, Heine pensò al fatto che non ci fosse mai stato nessuno capace di organizzare i propri successi e la propria immagine così come fece Liszt. Un’altra ragione può forse essere individuato nel contesto socio-politico del tempo: i concerti del nostro eroe diventavano un momento di liberazione e sfogo dal clima di rispettabilità e di rigido conservatorismo della metà dell’Ottocento; un po’ come una Woodstock ante litteram, con le dovute proporzioni.

Il termine Lisztomania può essere in qualche modo paragonato a quello della Beatlemania: incredibilmente, come i Beatles negli anni Sessanta fecero letteralmente impazzire il loro pubblico, così fece nell’Ottocento questo prodigio musicale dall’Ungheria. Chissà che delusione per le fangirl più accanite quando Liszt, nel 1865, si fece prete!


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