Sono le ore 20 di domenica 30 ottobre, 1938. Come ogni settimana da qualche mese a questa parte, il pubblico statunitense è pronto a sintonizzarsi sulla CBS per ascoltare il programma radiofonico tenuto da un giovanissimo Orson Welles, non ancora approdato a Hollywood ma già chiacchieratissimo enfant prodige. Gli eventi che, di lì a poco, avrebbero sconvolto il Paese, andando a scrivere un capitolo determinante nella storia della comunicazione di massa, avrebbero reso di Welles uno degli uomini più conosciuti e temuti d’America.

Il Mercury Theatre on the Air – così si chiamava la trasmissione di Welles, dal nome della sua compagnia teatrale – si occupava di adattamenti per radio di celebri opere di letteratura. Da Stoker a Stevenson, fino ad arrivare al Giulio Cesare di Shakespeare, a partire dall’11 luglio dello stesso anno Welles aveva già adattato una quindicina di opere, finché, quasi controvoglia, decise di mettere mano al romanzo del quasi ominimo H.G. Wells, La Guerra dei Mondi, in cui si racconta l’invasione dell’Inghilterra da parte dei marziani.

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Welles non era particolarmente convinto della bontà dell’adattamento, ma, per mancanza di alternative, decise di salvare il salvabile trasportando l’invasione da fine ‘800 – il romanzo è del 1898 – alla contemporaneità, dall’Inghilterra agli Stati Uniti. Per rendere più “realistica” la vicenda, poi, Welles e i suoi collaboratori adottano un taglio cronachistico, descrivendo lo svolgersi dell’azione attraverso fittizi collegamenti radiofonici, interviste a presunti “esperti” e rumori di fondo a dare l’idea del panico generale. Quella che all’autore poteva sembrare una trovata originale per movimentare un racconto inverosimile fin dalle premesse arriva a causare, per lo stupore di Welles stesso, un’isteria di massa senza precedenti nella Storia recente.

Sono passati pochi minuti dall’inizio della trasmissione, quando una voce interrompe la musica con un drammatico annuncio:

 

Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma.

 

All’annuncio segue una ripresa delle trasmissioni, poi un altro annuncio: si consolida così nel pubblico, grazia a un sapiente uso dei tempi radiofonici, la convinzione che quanto narrato sia vero, e che il mondo stesse davvero per essere attaccato. Tanti hanno provato a narrare cosa è accaduto in seguito, spesso senza distinguere tra realtà e mito; senza addentrarci in aneddoti di dubbia veridicità, però, è certo che la trasmissione ha causato un generale malessere in diverse città degli USA, con episodi di isteria, fuga con famigliola annessa, atti vandalici e arterie principali bloccate dal traffico.

Schiere di sociologi, psicologi e antropologi hanno tentato, in seguito, di spiegare le ragioni di una simile reazione. Alla bravura di Welles, capace di rendere reale l’irreale con il solo potere della sua voce, si aggiunge un fatto di carattere più generale: rispetto a oggi, il pubblico dell’epoca non aveva ancora sviluppato un vero e proprio senso critico nei confronti dei mass media. La radio, con la sua rivoluzionaria capacità di insinuarsi nelle case, grazie alla sua seducente discrezione, riusciva a condizionare le “masse” come nessun altro strumento prima d’ora.

Oltre ad essere uno dei più grandi registi mai esistiti, insomma, Welles ha avuto anche il merito di essere uno dei primi critici del quarto potere della comunicazione di massa. La sua (inconsapevole) provocazione, a cui seguirà due anni dopo quella ben più consapevole di Citizen Kane (da noi Quarto Potere, appunto), sarà al tempo stesso motivo della sua straordinaria ascesa e germe dell’inevitabile declino, in una Hollywood che, per paura, finirà per tarpargli le ali.