Irrefrenabilmente, come un incendio alimentato senza sosta dall’ossigeno, la notizia-bufala che riguarda la black list Coldiretti viene sbattuta sulle pagine di tutti i giornali fomentata dall’ira ignorante della folla. Ma la smentita quando arriva? Non arriva, perché di fatto non è stata detta alcuna falsità, anzi, furbamente, si è sempre parlato di percentuali e non di cifre reali.

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Per chi non lo sapesse, Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti) è la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, che recentemente ha elaborato una lista di alimenti importati da non consumare poiché contenenti elevate percentuali di pesticidi.
Per avvalorare la tesi, Coldiretti ha utilizzato parole estrapolate dalla relazione annuale dell’Efsa pubblicata nel marzo 2015 con i dati del 2013, che inizia così:
Più del 97% dei campioni di alimenti valutati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) contiene livelli di residui di pesticidi che rientrano nei limiti di legge, e il 55% dei campioni è privo di tracce rilevabili di sostanze chimiche. Solo l’1,5% supera nettamente i limiti di legge mentre il 27,3% dei campioni presenta residui di pesticidi multipli ma al di sotto della soglia di legge”.

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Il 3% degli alimenti analizzati, dunque, è risultato “fuori norma”. Ad esempio, dalla relazione emerge che, all’interno di quel 3%, su 12 broccoli cinesi effettivamente controllati, 11 sono risultati contaminati da pesticidi. Così come su 9 campioni di prezzemolo vietnamita esaminati, 7 sono risultati contaminati.
Nella lista nera Coldiretti vengono menzionate però solo le percentuali assolute, non rapportate ai numeri reali: si parla infatti del 92% di broccoli cinesi e del 78% del prezzemolo importato dal Vietnam con troppi residui di pesticidi!

Appare evidente che Coldiretti abbia cercato di screditare i prodotti alimentari importati, spingendo il consumatore ad acquistare solo cibo italiano e creando in lui un ingiustificato terrorismo. Mi rammarico per la superficialità dimostrata da giornali e telegiornali nel considerare il comunicato Coldiretti una fonte ufficiale.

Credits: copertina, im1, im2