Qualcuno ha detto che “l’arte è la forma del tempo”, cioè di un’epoca. Pare che questa frase fosse abbastanza chiara nella mente di Stanley Kubrick, quando ideò e poi realizzò un capolavoro inizialmente accolto senza strepiti: Barry Lyndon.

Il film declina varie facce della società inglese del XVIII secolo attraverso quadri o ritratti delle vicissitudini di Redmond Barry di Barryville, giovane membro della piccola nobiltà irlandese di provincia. Ogni scena, più che essere ripresa, sembra infatti dipinta: l’obiettivo è sempre centrato in un punto, che è il centro di una visuale da allargare o da restringere.  Quasi ogni fotogramma è un potenziale quadro. La lentezza del film è in sintonia con i ritmi dell’epoca. La sensazione che si ha dalla visione del film è di passeggiare in una galleria di un bel palazzo nobiliare, e osservare la collezione di opere dei nostri gentilissimi ospiti: questa è la prospettiva che vogliamo assumere nel parlare di Barry Lyndon.

Dopo aver avuto modo di apprezzare una delicatissima serie di antichità romane, qualche squisitezza fiamminga e alcune delizie rinascimentali, ci avviamo ora a gustare il vanto della galleria d’arte: un vasto ciclo di opere inglesi settecentesche, che segue le avventure di questo giovane Barry Lyndon, quasi a mo’ dei romanzi inglesi d’avventura dell’epoca. L’atmosfera è propizia alla fantasia, le musiche di Handel, di Mozart e di Paisiello prendono per mano l’immaginazione, e soffusamente l’accompagnano in quel tempo. Ogni quadro, che osserviamo come l’osserva l’obiettivo della cinepresa, prende vita nella nostra mente, e inizia a sviluppare il suo racconto. Le didascalie sono come voci esterne, narratori deputati a introdurci le scene. Ecco, la successione dei quadri ora è un film; Barry è il protagonista. E allora l’innamoramento, il duello, la fuga, la rapina, l’esercito, la diserzione… ma qualcosa è cambiato.

A questo punto è opportuno mettere da parte la finzione della galleria d’arte, per concentrarsi su questo primo nodo: qualcosa è cambiato. Si, ma cosa? Finora le scene hanno rappresentato dei fatti, delle azioni e dei sentimenti strettamente intrecciati alle azioni stesse di Barry. Finora il giovane irlandese ha agito per impulso, o per istinto; comunque, ha agito sempre in un orizzonte limitato alla sua persona. Finora, ha sentito, ha percepito, senza osservare. Ora la pioggia del disincanto si è infiltrata nel suo animo, costringendo la sua mente a osservare la società. Ecco il cambiamento!

Tuttavia, questa non è semplicemente una svolta della mentalità di Barry: a cambiare sono stati i ruoli. D’ora in poi, Barry, nel suo ruolo di instancabile protagonista della scalata sociale, andrà inesorabilmente incontro alle conclusioni del discorso tutto novecentesco di Stanley Kubrick; fino a soccombere alla potenza del vero protagonista del film: la società stessa.

Sottolineare la natura novecentesca del ragionamento condotto da Kubrick in questa straordinaria opera cinematografica non è dato puramente cronologico. È stato spesso notato da una parte come Barry Lyndon sia una fedele ricostruzione storica, dall’altra l’allontanamento di questo film dalle tematiche più care al regista: violenza, politica, sesso, problemi sociali in generale. Certo, sono affermazioni difficili da mettere in discussione, e a noi non sembra nemmeno di doverlo fare. È allora doveroso approfondirle, nella speranza di evitare una pericolosa riduzione della portata dell’opera.

È infatti appropriato parlare di “fedele ricostruzione storica” solo se non viene dimenticato il punto centrale del film: il lento lavorio della società su un uomo. Il messaggio cardine è quindi tutto novecentesco: un individuo è un prodotto della sua società.

Con ciò, abbiamo approfondito anche la seconda affermazione. In effetti, alla luce di quanto appena detto, non si può non osservare che se Barry Lyndon è davvero un allontanamento dalle tematiche sociali proprie della produzione kubrickiana, è altresì vero che Kubrick si allontana dalle singole tematiche, per poterle racchiudere tutte nell’analisi d’insieme dei meccanismi sociali; e perciò gli è stata indispensabile una ricostruzione davvero straordinaria della società inglese di metà Settecento. Ha stabilito una distanza con la società del suo tempo, per poter condurre una riflessione non su un singolo problema sociale, ma sulla società in sé. In quest’ottica, il personaggio di Barry è un esploratore al servizio del regista o una cavia settecentesca in un laboratorio di pieno Novecento.


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