<<Le cose esistono solo in quanto se ne ha coscienza.>> Questo O’Brien dice a Winston Smith mentre cerca di manipolarlo psicologicamente nel libro “1984” di George Orwell; tutto è relativo, tutto è argomentabile, tutto si basa sul sofismo. Nulla è definitivo nè stabile: non c’è una verità assoluta, solo tanti modi di adattarla alla propria realtà. Non è forse un discorso che vale anche oggi? Possiamo dire di avere coscienza delle cose che ci circondano? C’è un confine netto tra verità e falsità? E che cos’è vero, che cos’è falso?

7 gennaio 2015: un attacco terroristico colpisce la sede del giornale satirico francese “Charlie Hebdo”; l’azione viene rivendicata dal movimento islamico estremista denominato Isis. L’Occidente si indigna, percependo l’evento come una deliberata minaccia alla libertà di parola. Su Facebook molti condividono la frase “Je suis Charlie”, nonostante fino al giorno prima la maggior parte di queste persone non fosse nemmeno a conoscenza dell’esistenza di quel settimanale. Quel che conta però è che da questo momento tutti sentono ufficialmente di essere minacciati dal terrorismo da vicino. Almeno per uno o due mesi, poi nessuno è più Charlie.

13 novembre 2015: Parigi è di nuovo luogo di terrore, sempre a causa dell’Isis. Altre vite spezzate, altra dose di panico e sdegno. La reazione della società occidentale? Grazie a una momentanea nuova funzione di Facebook, tutti possono applicare i colori della bandiera francese alla propria immagine del profilo; ecco come molti sentono di partecipare in modo solidale a questo nuovo dramma. Ora sono tutti francesi, ma solo fino al 22 marzo 2016: questa volta il mondo si colora come la bandiera belga, in omaggio a un altro attentato terroristico, questa volta avvenuto nell’aeroporto di Bruxelles.

13 marzo 2016: 37 morti e circa 125 feriti ad Ankara, sempre a causa di un attentato. Nessuno però sventola la bandiera turca, nessuno si sente turco. Facebook tace.

Ecco perchè è utile ripensare a “1984”: è questa la coscienza che abbiamo degli eventi? Il pericolo del terrorismo, di essere assoggettati a una mentalità dittatoriale esiste solo quando smuove qualcosa vicino a noi? “Era un po’ curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì. E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente… dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti euguali, ignari dell’esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi…” Eppure, pare che le vite umane stroncate a Parigi piuttosto che quelle stroncate ad Ankara assumano più importanza agli occhi del mondo. Pare che la gente ne abbia più coscienza.

Un altro motivo per cui chi vuole capire il presente dovrebbe leggere “1984“: l’umano è sempre uguale. Quando Winston Smith passa il tempo con la sua amante, Julia, lei riflette sul modo del Partito di gestire la sessualità: si incoraggiano i matrimoni, ma ci si assicura che non avvengano per amore e che l’atto sessuale venga vissuto solo come un dovere verso il Partito per procreare figli. L’intimità non è altro che un compito, un altro lavoro da svolgere. Non c’è spazio per sentimenti nè istinti; questa repressione produce isteria nelle persone, comprimendo la loro energia, così da indurli a tentare di sfogarla entusiasmandosi per le azioni del Partito, urlando gli slogan e reclamando furiosamente la morte di qualsiasi traditore. Non è ciò che accade anche a chi viene reclutato negli eserciti dell’Isis? La loro mentalità estremista si basa sulla repressione sessuale, sul rigido controllo della morale e dei costumi; non a caso, la loro devozione agli ideali dell’Isis è cieca e disposta a qualsiasi atto, persino l’auto-distruzione. La repressione produce quindi fanatismo; al contrario, noi che in Occidente siamo liberi di agire come vogliamo dal punto di vista sessuale e che quindi non siamo pervasi dalla frenesia di esternare la nostra energia, concepiamo come unica forma di lotta o protesta il cambiare immagine del profilo su Facebook.

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.” Ecco perchè “1984” è un libro sempre attuale: è la dimostrazione che l’uomo muta nei costumi, ma mai nella sua essenza, e che quindi ciò che accadeva un tempo può ancora succedere. Solo conoscendo il passato possiamo fare in modo di non ripetere certi errori e di comprendere veramente cosa siamo, cosa facciamo e cosa siamo in grado di fare. George Orwell, inoltre, è uno degli autori ad averci dato l’unica soluzione possibile a tutti i conflitti tra popoli e ideologie, proprio attraverso le pagine di questo suo capolavoro: “se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli“.

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