di Manuel Cristofaro

Il patriottismo per molti paesi non è solo un ideale, ma anche un elemento su cui si fonda l’idea dello Stato in sé.

Un esempio su tutti è dato dagli USA. Sono lo Stato patriottico per eccellenza; nel momento di difficoltà riuniscono le loro forze per salvare la madre patria e superare il loro problema.

In Italia il patriottismo non è un ideale molto diffuso, ma inspiegabilmente rinasce dalle ceneri nel momento di maggiore difficoltà per l’Italiano: l’evento sportivo.

Sì, proprio così. Provate a pensarci. Chi in Italia non tiene la Ferrari o la Ducati e Valentino Rossi, chi quando gioca la nazionale che sia di calcio, di basket, di rugby o di qualsiasi altro sport, non si appassiona e non fa il tifo pur non conoscendo nemmeno chi ne prende parte o le regole fondamentali di quel gioco.

Ebbene sì, a “patriottismo sportivo” non ci batte nessuno. Forse, però, è per questo che le nostre nazionali compiono, a volte delle vere e proprie imprese.

Vi riporto un piccolo aneddoto che riguarda il basket.

Come dicevamo prima, per gli USA, il patriottismo non è solo un ideale, ma un vero e proprio stile di vita. Ogni evento sportivo di una certa rilevanza è preceduto da un momento più che solenne: l’inno nazionale statunitense. Su qualsiasi superficie, in qualsiasi stadio, in qualsiasi sport, prima dell’inizio della partita sul terreno di gioco ci sono ufficiali militari, sbandieratori e un cantante che si esibisce in un assolo più che strappa lacrime.

Nel basket italiano, si è cercato di imitare questo modello statunitense, ma non per un idea patriottica bensì per cercare di dare un segno di appartenenza all’ambiente sportivo. Risultato: all’inizio della partita viene riprodotto in mp3 l’inno di Mameli e il pubblico oltre al gesto di rispetto dell’alzarsi in piedi altro non fa. Cantarlo sembra quasi reato.

Obiettivamente una scena piuttosto squallida.

Però quando gioca la nazionale l’inno viene cantato a squarcia gola, all’unisono, da far venire la pelle d’oca. Guai a chi non lo canta, soprattutto tra gli atleti. Il giorno dopo subirebbero tutte le ire della stampa.

Ma è un inno diverso quello cantato prima di una partita della nazionale, da quello dell’inizio di una semplice partita di campionato?

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì! 

Images: copertina