Che ricordo abbiamo di Peppino Impastato?

Oggi, 9 maggio 2015, decorrono trentasette anni dalla morte di Peppino Impastato, assassinato da Cosa Nostra. La sua è una storia particolare, perché Peppino nasce in una famiglia di mafiosi, che lo caccia ancora in giovane età per la sua avversione alle illecite attività di famiglia.

Gli anni in cui vive Peppino Impastato sono quelli della rivoluzione culturale del sessantotto, che hanno portato alla sovversione delle logiche borghesi, mettendo in luce un modello socio-politico corrotto e sporco.

Parlare di lui ancora oggi è sintomo di quanto si necessiti di figure cotanto audaci, che si sappiano contrapporre al gretto materialismo e alla pervasiva apatia che circolano indisturbate nella nostra generazione.

Il tema è che purtroppo il mondo non ha memoria e continua a indossare i propri panni sporchi fintanto che non puzzano così tanto da doverli bruciare. E se la storia non insegna, occorre continuare a ricordare chi ha lottato per pulire le orecchie e far aprire gli occhi a una popolazione di sordi e cechi. Peppino è stato uno di questi, insieme ad Aldo Moro – morto lo stesso giorno – ,a Paolo Borsellino e altre centinaia di vittime più o meno note di loro.

Parlare di mafia oggi è diventato quasi un trending topic, ma a combattere per cambiare davvero nella vita di tutti i giorni sono in realtà in pochi. La verità è che “mafia” è diventato un termine adatto a una serie infinita di atteggiamenti, di culture e di movimenti, non necessariamente ricollegabili a ciò per cui originariamente era stato concepito. Come non pensare, ad esempio, a Comunione e Liberazione, movimento ecclesiale cattolico che attrae verso di sé tutti coloro che vogliono fare di potere virtù inserendosi mestamente nelle maglie del tessuto sociale, politico e culturale italiano?

Senza necessariamente assumere sulla questione un atteggiamento politicamente orientato, il ricordo di Peppino Impastato deve far riflettere. E dopo aver riflettuto, sarebbe il caso di agire. In che modo? Culturalmente, artisticamente e poi certo politicamente. Non casualmente cito la politica per ultima, con riferimento rassegnato a chi oggi ci governa o tenta di farlo.

Appartengo io stessa alla generazione del telefonino a portata di squillo, del mondo intermediato da uno schermo e dell’illusione di combattere dietro le trincee degli status dei social network. Tuttavia il ricordo, l’arte e la voce sono le uniche cose che non devono mai essere sottratte per continuare a sperare di resuscitare da questo purgatorio di anime.

 

«E venne da noi un adolescente
 dagli occhi trasparenti
 e dalle labbra carnose, 
alla nostra giovinezza 
consunta nel paese e nei bordelli. 
Non disse una sola parola
 né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio 
e questa sua immobilità
 hanno aperto una ferita mortale 
nella nostra consunta giovinezza. 
Nessuno ci vendicherà: 
la nostra pena non ha testimoni.»

(Peppino Impastato)

 

 

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