di Federico Lucrezi

Bull è duro, crudo, politicamente scorretto.

Lo spettacolo è ambientato in un ufficio; la scena si svolge in un quadrato illuminato con fredde luci bianche, circondato dalle gradinate su cui siede il pubblico. L’impressione è quella di essere ad un incontro di boxe.

Un ufficio. Un ring. In effetti un po’ l’uno e un po’ l’altro.

Tre impiegati attendono ansiosamente il dirigente che dovrà decidere quale testa far saltare per un ridimensionamento del personale.

Ed è un vero e proprio match quello che vede schierati da un parte Toby e Isobel, impeccabili, efficienti, perfettamente a loro agio anche sotto pressione, la perfetta incarnazione del moderno arrivismo e Thomas, impacciato, emotivo, in una parola debole.

Questo è Bull. Bull come bully, richiamo a quel bullismo di cui Thomas accuserà i suoi colleghi, ma anche Bull come toro, in una straziante corrida in cui il toro è lo stesso Thomas e i toreri quasi danzano con eleganza nello spazio divertendosi a coinvolgerlo in un gioco sadico in attesa del colpo di grazia. Che puntualmente arriva.

Con un viaggio di 55 minuti alla scoperta del lato più oscuro dell’essere umano Bull racconta il sottile, crudele piacere del carnefice, spinto da una fredda pulsazione naturale all’annullamento del più debole in un’esaltazione moderna di quella selezione naturale che non esiste più. Mantenere il posto di lavoro è soltanto il pretesto per Toby e Isobel che non si fermeranno fino al totale annichilimento della vittima designata in un climax che lascia lo spettatore sconcertato.

La commedia del giovane scrittore britannico Mike Bartlett non è italiana e si vede. Talmente avvezzo all’happy ending buonista tipico della produzione nostrana, fino all’ultima battuta lo spettatore non si aspetta il naturale compimento dell’opera di epurazione sociale che, di fatto, i protagonisti stanno attuando.

Ma questa volta non ci sarà spazio per baci appassionati o stupide storie d’amore.

 

  •  COSA: Bull, di Mike Bartlett
    traduzione di Jacopo Gassmann
    regia e spazio scenico Fabio Cherstich
    con Linda Gennari, Pietro Micci, Andrea Narsi, Alessandro Quattro
  • DOVE: Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo 14, Milano
  • COSTOintero 25€, under26/over60 14€
  • QUANDOda martedì 29 marzo a domenica 10 aprile 2016
    lun riposo
    mar, gio, sab h 20.45
    mer, ven h 19.45
    dom h 15.45

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