di Martina Difilo

 

«L’Europa non è più l’Europa; è diventata l’«Eurabia», una colonia dell’Islam, nella quale l’invasione islamica non procede soltanto in senso fisico ma penetra anche nelle menti e nella cultura. Il servilismo nei confronti degli invasori ha avvelenato la democrazia, con ovvie conseguenze per la libertà di pensiero e per lo stesso concetto di libertà»

da Profeta del declino, Turku Varadarajanù intervista Oriana Fallaci

Quanti di noi, all’indomani dei più recenti attentati di Parigi e Bruxelles, non si sono ritrovati sotto gli occhi, tramite i principali social network, questa e altre celebri frase di Oriana Fallaci? Il fatto che lascia più di stucco è che a citare la Fallaci siano coloro che per lo più appartengono al “popolino”, quelle persone di facile raggiro che amano sentirsi colti quotando una delle migliori scrittrici della letteratura italiana contemporanea.

Chi ha letto davvero la Fallaci rabbrividisce: dall’amore per Panagulis di “Un uomo”, alla toccante lettera a quel bambino mai nato, dalla rappresentazione dell’uomo di guerra di “Insciallah”, al racconto semi-fantasioso del suo albero genealogico. Ed è quando hai conosciuto una scrittrice come Oriana Fallaci attraverso le sue stesse parole che provi un certo senso di indignazione a vederla osannata da chi, se la conoscesse realmente, la additerebbe come una zecca comunista.

C’è però una cosa che vorrei dire e non è un’opinione leggera: anche Oriana Fallaci ha sbagliato.
Non per il “buonismo” di cui molti parlano, ma per una questione di tolleranza, sentimento che probabilmente non può accomunare me e Oriana Fallaci, a causa delle diverse epoche storiche in cui siamo cresciute, ma soprattutto di due trascorsi di vita profondamente differenti.

Sin dalle prime pagine de La rabbia e l’orgoglio ho provato un forte disappunto e il motivo è molto semplice: Oriana Fallaci generalizza. Credo che in un mondo così vario, generalizzare sia un grave errore, anche e soprattutto, per chi gode di una certo peso nell’opinione sociale.

Avevo 10 anni il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle; non capivo bene cosa stesse succedendo nel mondo che a me, bambina in una piccola cittadina, non sembrava poi tanto male. Negli anni, ho avuto modo di informarmi relativamente all’11 Settembre 2001, farmi un’opinione, ma soprattutto arrabbiarmi. Con chi? Sicuramente con le stesse persone con cui era così arrabbiata Oriana Fallaci, ovvero i terroristi, ma non solo. Ero arrabbiata anche con quella parte di Occidente civilizzato che permise quello e molti altri attentati.

Ugualmente, ancora oggi mi fa rabbia la generalizzazione che opera la Fallaci in merito all’Islam e ai musulmani: se fossi una venticinquenne nata in un Paese musulmano, non vorrei mai che un’esponente dell’élite intellettuale di nessun paese del mondo mi additasse come una terrorista, tantomeno come una che voglia muovere guerra all’intero Occidente per una questione religiosa o economica.

Ovviamente, non si può affermare che la Fallaci fosse una persona estranea alla violenza: fu una donna della Resistenza, ha seguito la guerra, quella vera, da vicino. Insomma, di certo la sua vita l’ha portata a contatto con i soprusi e la morte molto spesso, quasi ad abituarla ad essa, a creare in lei una sorta di rassegnata convivenza col fatto che prima o poi accade e non sempre nel modo “giusto”.

Un’altra notazione doverosa riguarda la descrizione che la Fallaci fa di sé come persona affatto razzista: il suo odio e la sua intolleranza non sono rivolti verso un popolo, una razza, bensì contro una religione. Una religione che ritiene sia ferma al Medioevo, arretrata, nella quale tutti i componenti sono pronti a portare nel mondo una Guerra Santa volta a cancellare la religione cristiana dal mondo.

È proprio qui che sbagli, Oriana. Esistono milioni di musulmani che vivono la loro religione con serenità, che sono usciti dal medioevo culturale del quale sicuramente il cristianesimo si è liberato prima (ma neanche troppo) in termini cronologici e che non vogliono colonizzare il mondo a suon di Allahu Akbar. Per quanto tu, Oriana, abbia conosciuto da vicino anche l’Islam, portando rispetto per questa religione quando fu ospite presso paesi musulmani, credo abbia comunque conosciuto un Islam diverso da quello che possiamo vedere noi oggi. Quello che sicuramente accomuna l’Islam di ieri a quello di oggi, è la presenza di una frangia integralista che si nasconde dietro al Corano per guidare una guerra che di santo ha ben poco: eccoli, i “colonizzatori” di cui parli, pronti a distruggere qualsiasi traccia della cultura occidentale. Ma la domanda che, come tutti, avresti dovuto porti è: quanto c’entra la religione, negli attacchi terroristici dell’Isis, o di Al Qaeda? Dove finisce la fede e comincia l’interesse economico? E quale ruolo giocano, in questa “guerra santa” i Paesi occidentali?

Quello che avrei voluto leggere nel tuo “sermone”, cara Oriana, era una condanna definitiva ed irrevocabile contro gli attentati, in cui perdono la vita migliaia di persone innocenti. Ma anche una difesa dei milioni di innocenti che con l’integralismo e la guerra di religione non hanno niente a che fare. Perché se ci prendiamo il lusso di generalizzare, di non distinguere, prima o poi qualcuno generalizzerà anche sul nostro conto e a quel punto arrabbiarsi, indignarsi, non sarà più un nostro diritto.

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