di Martina Difilo

 

La sala d’attesa del medico è deserta, l’unica sedia occupata è la mia. Intenta a fingere di leggere una rivista, cerco di ricacciare indietro i pensieri che riportano alla mia mente, come un chiodo fisso, la mia malattia. Anche perché, fino a prova contraria, ancora non so cosa sia, questo male che mi cresce dentro e mi consuma.
Nonostante la sala d’attesa vuota, la segretaria mi ha chiesto di aspettare ad entrare nello studio; regolarmente, mi rivolge un sorriso a metà tra la cortesia e la compassione. Che lei sappia?

Dopo circa un quarto d’ora, il dottore che ho visto così di frequente nelle ultime settimane compare sulla porta dello studio, mi saluta e mi invita ad entrare, tenendomi aperta la porta.
Non è cambiato nulla dalla mia ultima visita, nemmeno un libro fuori posto, le foto della sua famiglia perfetta campeggiano su una mensola.
Seduto su una delle due sedie di fronte alla scrivania, di fianco a quella destinata a me, c’è un altro medico, che mi ha visitata la settimana scorsa; è stato il mio dottore a mandarmi da lui, per un “ulteriore accertamento”, era un “dottore della mente”, mi aveva spiegato.

Entrambi i medici mi guardano sorridendo, mentre mi siedo, chiedendomi se tutti questi sorrisi non siano solo il frutto del loro sapere cosa mi stia succedendo.
“Devo ammetterlo, signorina” comincia a dire il mio dottore “Erano anni che non sentivo un caso come il suo. Ne ho letto sui libri, certo, ma libri antichi, risalenti ad un società molto diversa dalla nostra”.
“Confermo quanto detto dal mio collega” lo interrompe il Dottore Della Mente. “Ho dovuto rispolverare manuali risalenti a molti decenni fa, per arrivare a capo del suo problema”.
Leggendo l’espressione di confusione mista a paura impressa sul mio volto, il mio medico cerca di rassicurarmi: “Non è niente di irreparabile, sia chiaro. Ma lei lo sa, come funziona questo nostro mondo: nasciamo in salute, la nostra predisposizione genetica non ci permette di ammalarci. Non soffriamo mai. Ma nel suo caso, non è la condizione fisica il problema”.
Mi sento sollevata: in un mondo in cui nessuno si ammala mai, non saprei nemmeno come affrontare una malattia. Ma se il problema non è la mia salute fisica, da dove viene tutto questo dolore?
“L’uomo non è fatto solo di carne, ossa, muscoli o organi; siamo fatti anche di emozioni e sentimenti. Quando veniamo al mondo, lei lo saprà bene, la persona perfetta per noi, il nostro partner, dovrebbe essere totalmente compatibile con il nostro profilo. I nostri scienziati ci assegnano sin dalla nascita questa persona speciale. Ho letto nella sua cartella, però, e pare che a lei abbiano sbagliato assegnazione”.
Sento un tonfo al cuore, una morsa allo stomaco. Credevo di aver dimenticato quel “piccolo incidente”. Mi era stato assegnato un uomo, con cui stavo dannatamente bene, sebbene spesso ci fossero dei problemi; andammo a fare una visita di coppia da un Dottore Della Mente. Ne risultò che questo uomo non era giusto per me. Ci hanno divisi per sempre. È stato quel giorno, che il mio male è cominciato.
“Il problema è stata proprio quell’assegnazione sbagliata. A lei è successa una cosa che non succedeva più a nessuno da molto, molto tempo. Lei si è innamorata della persona sbagliata, eccola la sua malattia”.
Mi si inumidiscono gli occhi, sentendo questa diagnosi. È come se la verità mi stesse squarciando il cuore.
“Non si preoccupi, signorina” interviene il Dottore Della Mente, appoggiandomi una mano sulla spalla. “C’è una soluzione, non dovrà soffrire per sempre. Grazie al colloquio che abbiamo la avuto la settimana scorsa, mi è stato possibile individuare per lei una nuova assegnazione. Le presenteremo molto presto l’uomo perfetto per lei, vedrà che dopo poco tempo con lui si accorgerà che il suo non è stato altro che un errore di valutazione e si sentirà meglio”.

È il trentesimo giorno che mi sveglio al fianco dell’uomo perfetto, è passato un mese dall’inizio della mia cura. Lui è davvero perfetto per me, i giorni bui passati con l’uomo sbagliato sono ormai lontani.
Eppure, non riesco a dimenticarli. Nonostante l’uomo perfetto e il suo rendermi felice, nonostante l’amore che lui prova per me, io non riesco a provarne per lui.
E se l’amore non fosse essere perfettamente compatibili? E se il mio destino fosse amare per sempre quell’uomo così sbagliato, che però mi faceva provare delle sensazioni così autentiche, che non potevano che essere giuste?

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