di Simone Apicella

Cosa ci fanno i versi di Walt Whitman nei phamplet di propaganda della neonata Unione Sovietica? All’indomani dell’instaurazione della dittatura del proletariato, furono scelti proprio i versi del cantore della democrazia capitalista americana per motivare i soldati dell’Armata Rossa, che difendevano sul fronte interno l’esito incerto della rivoluzione d’Ottobre. Uno dei brani poetici più utilizzati fu Pioneers! Oh pioneers!, i cui versi non per niente ispirano solidarietà e volontà di riscatto sociale. La poesia recita “[…]Lasciamo indietro tutto il passato!; Noi procediamo verso un mondo più nuovo, più vasto, un mondo diverso,/ innovativi e forti ci appriopriamo del mondo, un mondo di lavoro e la marcia, pionieri! Oh pionieri![…]”

L’opera di Whitman, sebbene fino ai primi del Novecento sia rimasta confinata sugli scaffali di pochi estimatori dai gusti particolarmente ricercati, venne letta con attenzione in Europa. La raccolta Leaves of grass, almeno inizialmente, ottenne nel Vecchio continente maggiore successo che in patria. Negli Usa infatti l’attaccamento alla tradizione poetica era ancora troppo forte perchè i lettori – e la critica – si aprissero a forme di sperimentazione formale troppo spinte; per non parlare del contenuto. In Europa invece, il sincero idealismo democratico e l’ispirata intonazione corale di Whitman fecero vibrare le corde giuste nei gruppi progressisti liberali e tra le formazioni di area socialista.

In Russia, già a fine Ottocento, la risonanza fu particolarmente forte. Il celeberrimo Lev Tolstoj, sebbene avesse espresso dei giudizi tra l’ammirato e lo sdegnoso sull’opera del poeta americano dopo aver letto alcuni estratti da Leaves of grass, nel 1890 scrisse al primo traduttore di Whitman che una selezione tradotta delle sue liriche sarebbe stata facilmente pubblicata da qualsiasi giornale. Anche il romanziere Ivan Turgenev fu così impressionato dalla poesia di Whitman che pensò seriamente di assumersi la traduzione di Leaves of grass.

Il successo esplose con la generazione rivoluzionaria. Essi scoprirono in Whitman un padre spirituale: i versi di Leaves of grass non contenevano solo una formidabile carica individualista – la marca dello spirito americano -, ma anche temi a loro estremamente cari, come il pionerismo, la volontà di rigenerazione della Russia, le istanze di democrazia, fratellanza, uguaglianza. Queste parole chiave non facevano parte solo del corredo ideologico dei gruppi intellettuali di orientamento marxista, ma anche dei progressisti più moderati e del ristretto ceto medio. Intorno a Whitman si creò la fama (fomentata dai pochi giornali liberi) di autore idealista e visionario, di precursore dello spirito di cambiamento che abitava la Russia di inizio secolo – è del 1905 il primo tentativo fallimentare di rivoluzione.

Siamo arrivati a rispondere alla domanda iniziale.

Favorito dal clima politico degli anni Dieci, il successo dell’opera di Whitman crebbe clamorosamente. I numeri sono piuttosto eloquenti: la seconda edizione della traduzione di Kornej Chukovskij, stampata nel 1914, ebbe una tiratura di tremila copie; nel 1918 raggiunse le cinquemila; nel 1919, durante la guerra civile, si arrivò a una tiratura di 50.000 copie. La poesia di Whitman non era più riservata solo all’intelligentsja. Fu la macchina propagandistica dello stato sovietico a diffondere, oltre ai versi, anche il mito democratico del “poeta grigio”. Diversi phamplet – contenenti appunto liriche quali Pioneers e We shall hurry to battle (ci affretteremo alla battaglia) – vennero distributi agli operai nelle fabbriche e alle truppe dell’Armata Rossa sul fronte interno, a scopo motivazionale. La voce di Whitman servì a ispirare il popolo russo.

Perfino il ritratto di Whitman comparve nelle immagini celebrative del regime accanto a quella di Lenin e Marx, sul calendario dell’anno 1921 voluto dal Ministero della propaganda; si riconoscono anche i volti di Lincoln, Paine, Carlyle, che vanno a comporre questo pantheon eterogeneo.

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