di Federico Lucrezi

Questo è Spot. Ha quattro zampe e corre veloce. No, non il cagnolino sulla sinistra, l’altro!

Alla fine del 2013 Google acquisisce la Boston Dynamics, una delle società più attive nel campo della robotica già protagonista del settore con interessanti prototipi quali Cheetah, un robot ghepardo in grado di raggiungere agilmente i 50 km/h.

Un anno e mezzo dopo, a inizio 2015, nasce Spot, evoluzione del progetto WildCat, a sua volta versione aggiornata dell’originale BigDog sviluppato nel 2008.

L’obiettivo del progetto è la realizzazione di un’unità robotica estremamente efficiente in grado di muoversi con disinvoltura su qualsiasi terreno e di superare ostacoli e scale. Lo sviluppo della tecnologia in questo senso potrà avere un’importante applicazione nella gestione di situazioni di emergenza in cui l’intervento diretto di un operatore umano potrebbe essere rischioso per la sua incolumità.

Un breve video di un paio di minuti accompagna la presentazione di Spot, che come spiegano gli sviluppatori è un robot a quattro zampe, pensato per operazioni al chiuso e in spazi aperti. È alimentato da energia elettrica e movimentato da un impianto idraulico. Spot ha un sensore sulla testa che gli consente la navigazione e di affrontare i terreni difficili. Il peso è di circa 72 Kg.

Spot si è fatto conoscere anche sui social alla fine di febbraio grazie a un video molto cliccato che lo ritrae in un parcheggio in compagnia di un perplesso Alex, il cane di Andy Rubin, padre di Android e per breve tempo a capo del team di Google impegnato nella robotica.

Chi invece per ora ha subito una bocciatura è un parente di Spot, Cujo, nome in codice ispirato all’omonimo personaggio di Stephen King del Legged Squad Support System, un’altra unità robotica a quattro zampe progettata dalla società del Massachussets il cui progetto, antecedente all’acquisizione da parte di Google, si poneva come obiettivo il supporto logistico alle attività militari dei Marines statunitensi. Cujo, come Spot, è progettato per muoversi agilmente su terreni di ogni tipo e la sua struttura è pensata per il trasporto di oltre 180 kg.

In un primo momento i test iniziali avevano dato indicazioni positive: “riesce quasi sempre a seguirci senza problemi – spiegava il comandante delle esercitazioni – talvolta può sembrare sul punto di cadere, ma nella maggior parte dei casi riesce a rimettersi nella posizione corretta in modo del tutto autonomo”, ma nel dicembre del 2015 il progetto è stato sospeso per la difficoltà di eseguirne la manutenzione necessaria durante le operazioni militari e perché “durante l’utilizzo da parte dei Marines, è emersa la difficoltà nel trovare un potenziale impiego a causa delle limitazioni del robot stesso. È stato valutato per ciò che è: un robot rumoroso che finisce per svelare la posizione sul campo”.

La ricerca nel campo della robotica e lo sviluppo di tecnologie sempre più versatili saranno sicuramente protagonisti nei decenni a venire, con nuovi campi di applicazione che certamente emergeranno e arriveranno a coinvolgere sempre di più la quotidianità di tutti, ma nel frattempo come non apprezzare gli auguri di Natale della Boston Dynamics che per l’occasione ha vestito Spot da renna, con tanto di corna, ghirlande e pacchi regalo?

Images: copertina