di Federico Lucrezi

È notizia recente. Oltremanica ha già fatto discutere parecchio.
La HFEA, l’Autorità per l’Embriologia e Fecondazione Umana britannica, ha dato il proprio consenso all’avvio di un progetto che per la prima volta in Gran Bretagna prevede la modifica di embrioni umani per fini sperimentali.

La ricerca riprende il recente esperimento dell’Università Sun Yat-sen a Guangzhou, in Cina e si pone come obiettivo di determinare quali siano i geni necessari perché un embrione si sviluppi con successo dando origine a un bambino sano, come hanno spiegato i responsabili del progetto.

Se la sperimentazione desse i frutti sperati potrebbe portare a conoscere più approfonditamente i primi stadi dello sviluppo embrionale, ma soprattutto a individuare le cause che sono alla base delle interruzioni spontanee di gravidanza, migliorando le attuali tecniche di fecondazione assistita e combattendo gli aborti spontanei.

Ovviamente il terreno in cui questo progetto va a inserirsi è insidioso ed accende un dibattito animato da diverse obiezioni di carattere etico.

Se da un lato nel 2008 la Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dal Cardinale William Joseph Levada ha stabilito la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica in campo bioetico attribuendo all’embrione dignità umana fin dal concepimento, equiparando di fatto l’ingegnerizzazione embrionale ad una vera e propria sperimentazione su cavie umane, anche in campo laico le perplessità non mancano. Più di un commentatore e buona parte dell’opinione pubblica ritengono infatti che siamo di fronte ad una scelta che apre le porte a nuove pericolose derive eugenetiche, che riecheggiano di sperimentazioni naziste e pratiche al limite dell’umanità.

Buttare però tutto in un unico calderone, come spesso accade, non aiuta a fare chiarezza e capirci qualcosa.
Di che cosa stiamo parlando esattamente? Partiamo dal principio.

Se già Platone ipotizzava una selezione della razza umana in base a criteri prestabiliti – conviene che gli uomini migliori si accoppino con le donne migliori il più spesso possibile e che, al contrario, i peggiori si uniscano con le peggiori, meno che si può; e se si vuole che il gregge sia veramente di razza occorre che i nati dai primi vengano allevati; non invece quelli degli altri – il primo vero teorico dell’eugenetica è Francis Galton. Lo scienziato inglese, parente di Charles Darwin e notevolmente influenzato dalle sue teorie sulla selezione naturale, dà origine nella seconda metà dell’Ottocento ad una nuova scienza, l’eugenetica appunto o scienza del miglioramento della specie umana, che possa garantire alle razze più appropriate una migliore opportunità di prevalere su quelle meno appropriate, e ciò in modo da farle prevalere più velocemente di quanto normalmente sarebbe avvenuto.

Le basi gettate da Galton circa la possibiltà di effettuare una selezione controllata del genere umano trovano applicazione durante il secolo scorso soprattutto negli USA e nella Germania nazista. Negli States a sostegno delle teorie di Henry Goddard, direttore scolastico che afferma che la debolezza mentale è una condizione della mente e del cervello che si trasmette con la stessa regolare certezza con cui vengono ereditati il colore degli occhi o dei capelli, vengono presentati studi condotti tramite test d’intelligenza rivolti agli immigrati appena sbarcati a Ellis Island. I risultati sono determinati soprattutto dalla loro incapacità di comunicare in Inglese, ma tanto basta affinché oltre 60.000 persone subiscano sterilizzazioni coatte prima che queste vengano vietate nel 1973 dal Dipartimento per la Salute e il Benessere. Molto più noto è quanto perpetrato nel Terzo Reich prendendo spunto proprio dall’America, citata nel Mein Kampf come esempio virtuoso. La costruzione della razza superiore tedesca passa anche attraverso la selezione e l’eliminazione degli individui più deboli.

Oggi chiaramente queste teorie non potrebbero trovare spazio nella società contemporanea, ma l’eugenetica non è morta e la nuova sfida, nei tempi dei figli in provetta, appare essere quella della selezione dei caratteri umani tramite l’ingegneria genetica.
La grande paura di tutti i detrattori di nuovi percorsi scientifici quali quello appena avviato in Inghilterra è proprio questa: la deriva eugenetica della sperimentazione, la creazione di un supermarket di bambini. Buongiorno, vorrei il primo figlio maschio, biondo occhi azzurri. La secondogenita femmina, capelli rossi, occhi verdi e una spruzzatina di lentiggini che non guastano mai.

Niente di più falso.

Quanto approvato dalla HFEA non ha niente a che fare con tutto questo. Al contrario i ricercatori saranno obbligatoriamente tenuti al rispetto di norme molto rigide: non potrà essere utilizzato nessun embrione dopo le due settimane di vita e per nessun motivo potrà avvenire alcun impianto in utero successivo. Tutti gli esperimenti saranno strettamente finalizzati allo studio della responsabilità di diversi geni nel primissimo sviluppo embrionale, senza nessun’altra implicazione e senza alcun secondo fine.

È sempre bene che il progresso scientifico si confronti con un dibattito di carattere etico, affinché la scienza rimanga strumento al servizio dell’uomo e non sia l’uomo a diventare strumento di una scienza condotta in quanto tale, ma è altrettanto importante capire sempre bene di che cosa si stia parlando prima di effettuare le proprie valutazioni in merito, imparando a liberare il campo da pregiudizi e preconcetti.


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