Netflix non sbaglia un colpo. Breaking Bad è finito e lo schermo ha bisogno di un nuovo show sul traffico di droga. Così arriva Narcos, la storia di Pablo Escobar, della Colombia e della DEA (Drug Enforcement Administration) che per anni ha cercato di portarlo alla giustizia.

Tutto ebbe inizio alla fine degli anni ’70. Dopo che Pinochet fece uccidere i trafficanti di droga cileni, il mercato della cocaina si spostò in Colombia, dove cadde dritto nelle mani di un giovane contrabbandiere dalle grandi speranze, Pablo Emilio Escobar Gaviria. Con la DEA occupata ad inseguire ragazzini in infradito che vendevano marijuana, e la CIA presa dalla caccia alle streghe di Reagan contro i comunisti, non ci volle molto ad Escobar per diventare “The King of Cocain” (capo del cartello di Medellín), entrando nella lista degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes, ogni anno dal 1987 al 1993. Al picco della sua carriera come narco trafficante, si stima che fosse responsabile del 80% della cocaina contrabbandata negli USA.

La Colombia, patria di El Dorado, schiava dell’estrazione dell’oro durante tutto il periodo coloniale spagnolo, aveva trovato un nuovo diavolo, un nuovo oro, la cocaina. Un male necessario perché, dopo l’industria del tabacco e del caffè che avevano sostituito quella dei metalli, il commercio illegale di droga era diventata la nuova fonte di ricchezza.

Quattro sono stati i maggiori cartelli della droga in Colombia (il cartello di Cali orientato su posizioni filo-governative e di destra,  quello di Medellín orientato su posizioni filo-rivoluzionarie e di sinistra, il cartello di Norte del Valle, e infine il meno noto, cartello della Costa Nord), insieme a numerose bandas criminales o BACRIMs, che nel corso degli anni hanno inevitabilmente creato una nuova classe sociale, influenzando diversi aspetti della cultura e della politica colombiana (lo stesso Pablo Escobar entrò nella vita politica diventando per breve tempo membro del congresso). Gli sforzi del governo per ridurre l’influenza dei Narcos, infatti, è una delle cause all’origine del conflitto colombiano, con una guerra ombra infinita che vede scontrarsi gruppi paramilitari di narcos rivali, guerriglieri e cartelli della droga. Una lotta portata avanti al solo scopo di aumentare la propria influenza e il proprio potere, oltre che contro il Governo stesso, incapace di fermarli.

Coca, marijuana e altre droghe, sebbene parte dello stile di vita di alcuni colombiani, non hanno trovato la loro fortuna finchè non hanno passato il confine. E’ stata la richiesta internazionale di droghe durante gli anni ’60 e ’70 che ha dato un’impennata alla produzione di droghe in Colombia. La Cocaina è prodotta a 1500 $ al kilo nei laboratori situati nella giungla, per poi essere venduta sul mercato USA per cifre che raggiungono i 50.000 $ al kilo. L’iniziale boom nella produzione per l’esportazione, dunque, ebbe luogo con la marijuana negli anni ‘60, seguita dalla cocaina nella seconda metà degli anni ’70.

Ebbe così inizio anche l’influenza USA nel Paese, intervenendo in Colombia durante tutti il periodo tentando di fermare il traffico verso gli States (il più grande mercato di droghe illegali nel mondo, con un cittadino su sei che afferma di aver fatto uso di cocaina nel corso della sua vita). I cosiddetti Baroni della Droga, come Pablo Escobar, appunto, e Carlos Lehder, furono a lungo considerati dalle autorità tra gli uomini più pericolosi, più ricchi e più potenti al mondo.

 

Ma dalla nascita della War on Drugs, gli USA e i paesi europei hanno fornito aiuti economici, logistici, tattici e militari in modo da implementare i piani del governo colombiano per combattere il commercio di droga. Tra i piani più importanti, si ricorda il Piano Colombia, nato per sconfiggere non solo I drug lords, ma anche le organizzazioni armate di sinistra, come l guerriglia FARC, che controllava numerose regioni con coltivazioni di coca in Colombia nei decenni passati.

Grazie a tutto ciò, nonostante la Colombia abbia avuto la dubbia distinzione di essere il leader mondiale della coca per molti anni, lentamente la produzione di droga è diminuita, tanto che nel 2010, il paese la ridusse del 60% (rispetto al picco del 2000). Nello stesso anno, il Perù sorpasso la Colombia come maggiore produttore di coca al mondo.

Le azioni della Polizia Nazionale Colombiana, dunque, sono state talmente efficaci che il Paese ha catturato ed estradato drug lords ad un tasso di 100 all’anno nel corso degli ultimi 10 anni, e ad oggi, da suggerimenti tecnici a 7 paesi dell’America Latina, oltre che a 12 in Africa. In tutto ciò, però, i trafficanti non sono rimasti fermi a guardare, ed hanno resistito a queste azioni uccidendo numerosi poliziotti per le strade, così come giudici e testimoni, e rapendo personaggi importanti e familiari di politici per fare pressione e rimuovere l’accordo di estradizione con gli USA. Tra le loro azioni più audaci ci sono gli omicidi di ben cinque candidati presidenziali, Luis Carlos Galán Sarmiento, Jaime Pardo Leal, Bernardo Jaramillo Ossa, Alvaro Gómez Hurtado e Carlos Pizarro Leongómez, la presunta pianificazione e il finanziamento dell’assedio al Palazzo di Giustizia (compiuto dal movimento armato comunista M-19) che ha lasciato 11 dei 25 giudici della Corte Suprema morti, e l’uccisone di più di 3.000 membri dell’Unione Patriótica, un partito politico legale.

Per saperne di più sulla nascita di questo fenomeno, sulla vita di Pablo Escobar e sulla sua influenza sulla Colombia, non vi resta che godervi le 10 puntate della prima stagione di Narcos. D’altronde sapete che non resterete delusi: Netflix è sininimo di qualità.


CREDITS

Copertina