L’ attrice protagonista della fiaba della ragazza che, insoddisfatta della sua vita poco stimolante, decide di investire sui suoi sogni, è Jennifer Lawrence. Proprio lei coglie l’ occasione per ribadire la sua contrarietà alla disuguaglianza uomo-donna:

’’ Joy è un film dalle parte delle donne, mentre Hollywood vive ancora di pregiudizi nei nostri riguardi. Io chiedo semplicemente a tutte le donne di non impigrirsi, di cominciare a fare, fare, fare, senza aspettare un capo branco. Bisogna reagire, non vorrei sembrare ingrata o viziata, ma ho subito alzato il tono della voce quando ho scoperto che i miei colleghi uomini venivano pagati più di me. Avevamo lavorato per lo stesso film, stesse ore, stesse presenze. Ed io restavo la sottopagata del clan solo perché di sesso femminile. All’inizio mi son detta: ‘Se non rompo le scatole, magari alla fine tutti mi ameranno. Meglio lasciar stare. Mi difenderà un’attrice più coraggiosa di me, in futuro’. E l’attimo dopo ho pensato: ‘Col cavolo che sto zitta’. Il miracolo azzurro di Joy non è soltanto il mocio ma la forza d’animo, la caparbietà”.

 

Purtroppo questo fenomeno non si verifica solo all’interno del mercato cinematografico, ma in qualsiasi ambito lavorativo, in Europa come all’ estero. I dati Istat più’ recenti riguardanti l’occupazione femminile, pur confermando un rialzo per le donne nella fascia d’ età tra i 55 e 64 anni (dal 36% al 38,2% ), segnalano un calo delle lavoratrici che hanno tra i 25 e 34 anni.
Anche a livello europeo sono stati registrati progressi: le occupate ora sono il 59,6% (dati Eurostat 2014) mentre erano il 55,5% nel 2004. Rimane comunque netta la disparità dai colleghi uomini, essendo il tasso di occupazione maschile nell’UE pari al 70%.
Inoltre è necessario aggiungere che l’ aumento dell’ occupazione femminile è dovuto anche all’ incremento dei contratti di lavoro part-time (le donne occupate in lavori part-time sono il 32,2%, gli uomini l’8,8%) che si traduce in un minor salario e in una futura pensione più’ bassa.
Ciò non va di pari passo invece con il numero di laureate donne che è nettamente cresciuto in Europa, mentre è diminuito quello degli uomini. Insomma, il cosiddetto ‘’gender gap’’ tra i due sessi è decisamente ampio.

Ancora nel ventunesimo secolo si continuano a sentire gli strascichi delle ideologie medievali di donna-demone. Superstizione? Si può’ sperare di non dover vedere affissi manifesti che inneggiano alla caccia alle streghe?
A dare una risposta al perché di questa differenziazione uomo-donna, ci pensa Elisabetta Camussi docente di Psicologia sociale all’università Bicocca di Milano, esperta di Psicologia delle Differenze e delle Disuguaglianze.

“In psicologia del lavoro c’è tutta una linea di ricerca che spiega perché le donne più difficilmente dei maschi si pongono in posizione proattiva. Raramente si candidano per promozioni; o accedono a quei bonus e aumenti di retribuzione che premiano i comportamenti di potere più che di responsabilità, le strutture gerarchiche più che la cooperazione, l’affermazione individuale più che il lavoro di squadra”. Stereotipo vuole che il potere declinato al femminile sia “communal“: basato sulle relazioni, la cura, l’accoglienza. E, al maschile, “agentic“: sintesi di assertività, affermazione di , individualismo. “Nel contesto della socializzazione si impara che alcune caratteristiche vengono premiate se corrispondono a quelle previste per il proprio genere”.

Dunque le donne dovrebbero limitarsi al ‘’fare il proprio’’ senza uscire dagli schemi e stereotipi altrimenti il flop sarebbe garantito?
Eppure Joy ce l’ ha fatta. Lei, come tante altre donne del passato e moderne,  ha lottato per ottenere ciò che sognava andando contro a teorie sessiste e pregiudizi. Per concludere con una citazione del film biografico ‘’Ha sopportato praticamente tutto, ma quando ha dovuto calare la scure, ha calato la scure. ‘’

 

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