Rischiare la vita? O rischiare la morte? Queste due frasi possono intendere la medesima cosa. Ma non è così. Rischiare la propria vita non ha niente a che fare col rischiare la morte. È un puro fattore psicologico. La morte è inevitabile; è l’unica certezza che abbiamo nella vita: sempre lì, pronta a coglierti in fallo.

Così quando ti chiedono se ti piacerebbe sapere ora, luogo e modalità della tua morte, sei lì lì per rispondere di sì – perché alla fine l’animo umano è curioso ed impiccione –, eppure preferisci dire di no. No, perché saperlo mette una data di scadenza sulla tua esistenza, obbligandoti a vivere il resto della tua più o meno breve vita, con l’ansia della fine.

O almeno così siamo abituati a fare nella cultura occidentale: sappiamo che è lì, e che ci attende tutti, ma la morte preferiamo evitarla. Non siamo Samurai (obbligati a servire il proprio padrone e il suo onore, con la propria spada e la propria vita, pronti a ricorrere al suicidio) o Kamikaze giapponesi; sembra non ci sia più onore nella morte per noi, se non nelle leggende e nei poemi epici.

E così, quando sali su un cavo di acciaio che si estende tra i due capi delle neonate Twin Towers, non pensi alla morte, ma solo alla vita. È quello che ha fatto Philippe Petit, noto funambolo francese, che il 7 agosto 1974 compì la sua più grande impresa: la traversata delle Torri Gemelle del World Trade Center su un cavo d’acciaio senza alcuna protezione.

La sua fantastica storia è stata raccontata in The Walk, film biografico del 2015 co-scritto e diretto dal grande Robert Zemeckis , con protagonista Joseph Gordon-Levitt, adattamento cinematografico del libro “Toccare le nuvole fra le Twin Towers. I miei ricordi di funambolo” (To Reach the Clouds), scritto dallo stesso Petit nel 2002. Nel cast ci sono anche Ben Kingsley, Charlotte Le Bon, James Badge Dale, Ben Schwartz e Steve Valentine.

Per Phippe Petit, camminare sul filo non è rischiare la morte: lui, quella parola, neanche la pronuncia. Quando è li sopeso nel vuoto, ecco che quel momento per lui è la vita, c’est la vie! E quale camminata può battere quella tra le Torri Gemelle? Così, quando le Torri non sono ancora completate, in Philippe nasce un sogno, quello di tentare l’impossibile, stendere un cavo tra le Torri e attraversarle illegalmente, sospeso nel vuoto senza alcuna protezione, se non i suoi piedi e la propria concentrazione.

Oltre ad essere la descrizione del famoso sogno americano, questo film è anche la celebrazione di due edifici passati funestamente alla storia. Per Philippe Petit, però, non erano nient’altro che gli edifici più alti del mondo, una sfida, ma anche una grande storia d’amore. Storia che ha trasformato quelle Torri, da un mostro architettonico che nessuno amava, in un simbolo, in un posto a cui si guarda con ammirazione e forse anche un po’ di tenerezza. Le ha trasformate in un bersaglio, attaccato e distrutto l’11 settembre del 2001.

Ma, quando crolla, il sogno americano si rialza e continua a raccontare storie fantastiche che ci fanno stare col fiato sospeso; storie ordinarie, di persone che cambiano la propria vita per il meglio e che ci ritroviamo a tifare e a voler imitare. Continua a sognare America, noi lo facciamo con te.


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