di Francesca Tricomi

LA GUERRA FREDDA TRA PASSATO E PRESENTE

Si è soliti definire “Guerra Fredda” il dialogo muto tra Stati Uniti ed Unione Sovietica tra gli anni appena successivi alla seconda guerra mondiale fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Ma siamo proprio sicuri che oltre quella data non ci sono state ripercussioni?
A dire la verità sì, in quanto gli echi della “prima” e della “seconda” guerra fredda (1945-1979/1980-1989) e della distensione fra le due epoche si sono protratti fino ai giorni nostri a tal punto da condizionare il nostro modo di pensare e di esprimere opinioni. Non a caso, la vittoria del capitalismo contro il comunismo ha tranquillizzato la neo Unione Europea che ha cercato di mediare la forza della politica statunitense con la minaccia sovietica, cercando di riunire sotto un’unica moneta diversi stati occidentali e orientali.

Ma qual è allora la conseguenza più pesante della guerra fredda?
Oltre alle guerre di indipendenza tra i due blocchi scoppiate fra gli anni ’70 e ’90, le ribellioni non si sono placate facendo cadere un semplice simbolo ideologico, bensì i contrasti religiosi che sono scoppiati in veri e propri attentati terroristici ne sono la prova vivente. Infatti dagli attacchi alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 e al Pentagono, a Madrid nel 2004 e nello stato di Israele da parte di gruppi terroristici che professavano il fondamentalismo islamico (Al-Quaeda e Hamas) sono solo l’inizio di uno scontro globale tra individualismo e collettivismo. Il primo è incarnato nell’ideale consumista occidentale, il secondo nella presa di coscienza che i paesi arabi ormai possono avere voce in capitolo nelle situazioni di emergenza internazionale.

Dall’attentato a Chalie Hebdo il 7 gennaio 2015 a quello del Bataclan nel novembre dello stesso anno, si può capire quanto la breccia aperta dalla guerra fredda non è mai stata richiusa con accordi bilaterali; ovviamente, così come allora, all’opinione pubblica mondiale non è chiaro ciò che sta succedendo fuori dalle nostre porte in quanto vengono trasmesse mezze notizie dalle quali si può solo dedurre ciò che è successo e puntare il dito contro gli orrori nei confronti dell’umanità.

Questo tipo di allarme potrebbe essere risolto solo se i più potenti stati del mondo (BRIC), prendessero accordi bilaterali in funzione della reale pace nel mondo, non patti a sfondo economico che sfruttino ancora di più la manodopera estera a favore di quella locale. Anche se sembra un dettaglio, è questo che fa la differenza: ancora dopo 70 anni non si è raggiunta la collaborazione auspicata da Truman, Churchill e Stalin per la sicurezza mondiale. Ancora ci sono delle diffidenze tra gli Stati Uniti di Obama e la Russia di Putin.

Il problema principale è che, come afferma lo scrittore australiano Jeff Sparrow, “tutto quello che ci faceva paura del comunismo, che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretti a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema, è diventato realtà grazie al capitalismo”.

 

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