In un ordinario martedì di usuale nebbia a Milano, nel mezzanino del passante ferroviario di Porta Vittoria si respira un’aria diversa, frizzante e di cambiamento. E’ l’associazione Artepassante a regalarci quest’atmosfera: un progetto che, “utilizzando spazi e location al di fuori dei tradizionali circuiti culturali della città di Milano”, promuove corsi –dallo yoga alla ceramica-, eventi ed esposizioni artistiche riqualificando così zone metropolitane spesso trascurate e offrendo occasioni lavorative e di integrazione culturale ai più giovani.

Le “culture sotterranee” incontrano oggi Pierfrancesco Majorino, candidato alle primarie del centro-sinistra per l’elezione del sindaco di Milano, per discutere del futuro della città e di iniziative come questa.

Pierfrancesco viene accolto da un coro di bambini d’ogni età che canta, accompagnato da pianoforte, sulle direttive in inglese di un giovane maestro. Il candidato sindaco prende poi il microfono per rispondere a domande, critiche e richieste che provengono dai protagonisti dell’associazione Artepassante e dal pubblico. Nei suoi interventi Majorino afferma che spazi come questo costituiscono uno scorcio della Milano da lui desiderata e che verranno stanziati fondi e cento spazi demaniali per incrementare lo sviluppo della “cultura dal basso”. Pierfrancesco enumera poi i tre punti chiave del “futuro” da lui prospettato per Milano: riscatto sociale, rivoluzione ambientale e liberazione di energie culturali. La direzione del welfare milanese dovrà essere poi quella di una crescita collettiva e non, come viene più volte ribadito, “a doppia velocità”. Questa crescita collettiva si realizzerà, nei progetti di Majorino, anche tramite una visita ad un quartiere diverso ogni quindici giorni da parte dei funzionari comunali, per un’osservazione diretta ed efficace delle problematiche locali. Agli sgoccioli del dibattito viene reclamato un posto sul palco anche da un signore della prima fila, che si lancia –vis-à-vis con il candidato- in una scoppiettante filippica al suon di “non c’è più la sinistra di una volta” e “dov’è il reddito di cittadinanza”, curvando iperbolicamente per un “ormai vi comportate solo come pop star” e chiudendo l’intervento con il proprio personale motto: “sociale arte alimentazione canzone”. Il confronto si chiude ufficialmente con la risposta pacata – sotto un velo di imbarazzo-di Pierfrancesco Majorino, il quale ribadisce la propria proposta –attaccata su più fronti- del reddito minimo e difende le politiche di Palazzo Marino.

Al termine del dibattito il candidato si mostra disponibile ad offrirci una rapida intervista, qui riportata.

Secondo lei quali sono stati i successi e gli sbagli del lavoro svolto dall’ormai uscente sindaco Giuliano Pisapia, dalla sua Giunta e da lei in quanto assessore alle politiche culturali e al welfare? Una volta eletto, come si interfaccerebbe con la Giunta Regionale? Pensa resteranno delle conflittualità come per il caso del bando per la costruzione di moschee poi bloccato in Regione o potranno esserci maggiori aperture?

Per quanto riguarda i successi, credo che il primo sia stato quello della moralità: abbiamo riportato la cultura della legalità in Comune, ricordando che i nostri predecessori dicevano a riguardo della mafia “non esiste” e prima ancora c’erano coloro a cui arrestavano il Presidente della Commissione Urbanistica per tangenti. Tutto ciò non si è più visto: il nostro Comune è assolutamente impegnato nell’azione per la legalità. In secondo luogo, siamo stati efficaci nelle azioni solidali e spesso abbiamo anticipato l’Italia, come per i diritti civili o l’accoglienza dei profughi. Rivendico inoltre che siamo stati molto netti nell’imporre lo stop alle cementificazioni selvagge o nel compiere alcune grandi azioni come il recupero e la riqualificazione della Darsena. E’ chiaro che tutto ciò non basta, ci sono stati errori, limiti o questioni su cui dobbiamo proseguire con molta più decisione: la rivoluzione sulla macchina del Comune, la capacità di affrontare il tema della qualità della vita in alcuni grandi quartieri popolari della città rimasti più indietro… Se ci sono 2.500 appartamenti vuoti di proprietà pubblica con 21.000 persone senza casa, vuol dire che qualcosa non funziona e bisogna cambiare radicalmente metodo.

Lo storico negozio Coin situato in piazzale Loreto ha recentemente chiuso i battenti per far spazio ad un punto vendita H&M, mentre in Duomo lo storico cinema Apollo sarà sostituito da un Apple Store. Questi sono esempi di un fenomeno che sembra imporsi sempre di più a Milano: è da sostenere o da combattere?

 Ci sono alcune dinamiche di mercato rispetto cui non si può fare niente ed è giusto così, c’è una trasformazione inevitabile del tessuto urbano e della capacità imprenditoriale. In alcuni casi non si può fare altro che proseguire con il normale decorso delle cose, posto che bisogna stare molto attenti sul piano delle regole e che non ci siano “giochini” da parte di nessuno quando ci sono interventi di questi tipi. Per quanto riguarda la vicenda Apple-Apollo, penso che non ci sia stato un risultato soddisfacente: come era giusto che una realtà come quella della Apple si radicasse, al contempo penso che non si dovesse perdere un cinema come l’Apollo. Detto ciò, la stessa esperienza imprenditoriale che ha dato vita all’Apollo ha recentemente impegnato energia e attività in un progetto da realizzare nei prossimi anni, quello del rilancio e del potenziamento ulteriore dell’Anteo, esperienza unica in Italia. Alla fine c’è stato un bilanciamento, qualcosa ha funzionato.

Milano, la città che ha aiutato e aiuterà i migranti e i rifugiati politici. E’ d’accordo? Cosa pensa a distanza di mesi della proposta della Giunta Comunale di dare 400€ alle famiglie ospitanti un profugo?

Essendo la persona che ha coordinato gli interventi di accoglienza dei profughi e responsabile per tutti questi anni delle scelte in tema di immigrazione, è ovvio che non possa dire altro se non che sia giusto andare avanti così. Anzi, rivendico il fatto che abbiamo accolto 87.000 persone in 27 mesi e 17.000 bambini: abbiamo compiuto uno sforzo enorme, caso di studio in tutta Europa, spesso a fronte di un Governo che non ci ha aiutato minimamente. Dal punto di vista della vicenda del bando riguardante il sostegno – per la precisione, 450€ per la soluzione individuale-, si è appena chiuso il bando: hanno risposto più di 50 famiglie, tra un mese saremo nelle condizioni di partire con i primi 5 rifugiati accolti ospitati. Mi pare una buona idea, si colpisce il legame sociale e si risparmiano un sacco di soldi statali, rispetto a modalità alternative.

Passeggiando per la città si possono notare numerosi manifesti elettorali della destra recanti messaggi quali “basta con la sinistra, più sicurezza”. Anche in considerazione dei fatti di Parigi e dei numerosi attentati avvenuti nelle principali città del mondo, quale aspetto privilegiare tra “integrazione” e “sicurezza”?

 Non faccio parte di quella sinistra che ritiene la sicurezza un tema della destra. Secondo me si tratta di un tema cruciale: vuol dire cospicua presenza delle forze dell’ordine sul territorio, vitalità, una città con le luci accese o dei luoghi convissuti che contribuiscano alla sicurezza. Inoltre serve un po’ di lavoro più deciso sul rispetto di alcune regole: mettere un bigliettaio fisso sulla linea 90-91 o su altri mezzi che percorrono vie verso le zone più lontane dal centro è un contributo alla sicurezza.

In vista delle vicine primarie vi proponiamo qui una breve biografia di Pierfrancesco Majorino e qualche indicazione pratica su come votare.

Pierfrancesco Majorino, 47 anni, nato a Milano dove vive con suo figlio, nel giugno 2011 è stato chiamato a far parte della Giunta Comunale dal Sindaco Giuliano Pisapia in qualità di assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute. Fin da giovanissimo impegnato in politica, dal 1994 al 1998 è stato presidente nazionale dell’Unione degli Studenti e della Rete Studentesca. Eletto in consiglio comunale nella lista dell’Ulivo nel 2006 e nominato capogruppo del Partito Democratico nel 2008, durante l’amministrazione Moratti è stato tra i proponenti dell’istituzione della Commissione Antimafia, del Registro delle Unioni Civili per le coppie di fatto, dell’aumento delle abitazioni sociali all’interno del Piano di Governo del Territorio e del Fondo Anticrisi contro il precariato e la povertà. Si è anche occupato del riconoscimento dei diritti dei cittadini stranieri e di immigrazione e ha pubblicato romanzi, testi teatrali e reportage tra cui nell’ultimo anno “Maledetto amore mio” e “Milano come Lampedusa?”, incentrati sul tema dell’accoglienza dei profughi. Negli ultimi quattro anni ha lavorato per la realizzazione di politiche sociali a tutela di precari, senzatetto, disabili, anziani e persone sotto la soglia di povertà e l’istituzione del Registro delle Unioni civili, del Registro delle dichiarazioni anticipate di fine vita e dell’apertura della Casa dei Diritti con servizi e sportelli contro le discriminazioni.

Posso votare? E come farlo? Qualche indicazione in vista delle primarie del 6/7 febbraio:

Possono votare alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato a sindaco di Milano tutti i residenti nel Comune di Milano che hanno compiuto 16 anni, inclusi i cittadini dell’UE o di altri Paesi muniti di carta di identità e permesso di soggiorno.

Il voto non richiede l’iscrizione ad alcun partito. E’ necessario portare un documento di identità, sottoscrivere la Carta dei Valori del Centrosinistra e versare un contributo minimo di 2€ finalizzato alla copertura dei costi.


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