di Simone Apicella

Edgar Allan Poe è uno dei narratori preferiti dagli amanti del brivido. Già a metà Ottocento, fece la sua fortuna presso i lettori europei per gli elementi enigmatici e conturbanti dei suoi racconti, che giocano con la suspence del lettore tenendola in equilibrio sul doppio filo del visibile e dell’invisibile. Non stupisce affato che Baudelaire, il cercatore di corrispondenze per eccellenza, fu tanto impressionato dall’autore americano da tradurre in francese il suo unico romanzo. Ma quanti conoscono Poe per la sua poesia?

Poe fu un poeta prolifico, nonostante non furono i suoi versi a renderlo celebre – almeno inizialmente. Nell’arco di venti anni pubblicò cinque raccolte e scrisse diversi saggi sulla teoria della composizione poetica. La sua riflessione è particolatmente interessante, e lo rende un precursore di molta poesia novecentesca. La regola più importante individuata dal Poe riguarda la lunghezza del componimento. Se il valore della poesia risiede nella capacità di eccitare il lettore, elevando la sua anima, ne consegue che una composizione troppo lunga porta inevitabilmente alla dispersione dell’eccitamento; e, con esso, viene meno anche il valore poetico.

La poesia secondo Poe raduna al suo interno il meglio della realtà, in un mondo rarefatto e puro, che celebra la bellezza. In netta controtendenza col romanticismo europea, l’autore americano insiste sugli aspetti artigianali del fare poesia: la composizione, l’assemblaggio del testo avviene attraverso criteri del tutto razionali che mettono da parte la cruda ispirazione. L’originalità della poesia risiede nella capacità di chi scrive nel combinare i diversi elementi, formali e contenustistici, al fine di ottenere l’effetto deisderato. Ma attenzione: Poe non intende sminuire così il valore generativo dell’ispirazione, quanto piuttosto spiegare come si costruisce il congegno perfetto della bellezza.

Se reuperiamo il testo di Silence (potete leggere e scaricare l’intera opera di Edgar Allan Poe su Project Gutenberg) che si può leggere in fondo all’articolo, troviamo un valido esempio della poesia di Poe. Silence è quasi un sonetto: abbiamo i pentametri giambici, abbiamo uno schema rimico definito, abbiamo riferimenti alla tradizione letteraria, ma i versi sono 15 invece di 14. La scelta di proporre il testo originale incontra l’esigenza di mettere in luce come la poesia di Poe sia un congegno musicale altamente raffinato: la sonorità è una cifra stilistica del poeta, e troviamo qui un tessuto fonico fittissimo, con una trama di allitterazioni e rime interne finemente elaborata.

Il contenuto della poesia è la ricerca degli elementi più segreti dell’esistenza e della natura. Il tema è quello della doppiezza della realtà, materiale e spirituale (“body and soul”). Ci sono cose incorporee che godono di una doppia vita, e tra queste c’è anche il silenzio. Il silenzio di cui non bisogna temere è quello dei luoghi solitari, che ha per nome “mai più” e in sè non ha nulla di malvagio: è il segno naturale del tempo che passa. Al contrario, “raccomandati a Dio” se incontri l’ombra del silenzio, l’elfo che abita le solitarie regioni “non calpestate da piedi umani”: quello è il silenzio di ciò che passa ma di cui resta l’ossessione, e non permette alla vita di continuare.

Silence

There are some qualities—some incorporate things

That have a double life, which thus is made

A type of that twin entity which springs

From matter and light, evinced in solid and shade.

There is a two-fold Silence—sea and shore—

Body and soul. One dwells in lonely places,

Newly with grass o’ergrown; some solemn graces,

Some human memories and tearful lore.

Render him terrorless: his name’s “No More.”

He is the corporate Silence: dread him not!

No power hath he of evil in himself;

But should some urgent fate (untimely lot!)

Bring thee to meet his shadow (nameless elf,

That haunteth the lone regions where hath trod

No foot of man,) commend thyself to God!