di Denise Lo Coco

Nel suo nuovo film Giuseppe Tornatore riprende la tematica della relazione tra una giovane donna e un uomo anziano, già trattata ne La migliore offerta, per inserirla in una situazione molto diversa. Se, infatti, precedentemente tale rapporto si sviluppava nell’ambiente dei beni culturali e della passione per l’arte, questa volta si affronta il contesto contemporaneo della tecnologia. Tipico film sui nuovi media e su quante possibilità sono in grado di realizzare? Forse poteva apparire così dal trailer: vedendolo, avevo pensato che si trattasse dell’ennesima analisi delle relazioni digitali e dei loro pro e contro, magari con un finale moralistico e un po’ banale. Ma il film è in realtà qualcosa di totalmente diverso.

La trama si basa appunto su una relazione tra una studentessa di astrofisica fuori corso (Olga Kurylenko) e un rinomato professore (Jeremy Irons): a causa della distanza geografica tra i due, il legame continua con l’aiuto di video chat, e-mail ed sms, finché la donna non scopre che il suo amante è appena morto. Tuttavia, la corrispondenza tra loro continua, attraverso una sofisticata rete di contatti ben pianificata dal professore nei mesi precedenti. Ma questo particolare modo di comunicare porta alla luce aspetti della vicenda seppelliti e trascurati fino a quel momento.

Si potrebbe pensare che il messaggio del film sia il seguente: la tecnologia odierna fa miracoli. La tecnologia moderna è in grado di sfidare persino il confine tra vita e morte. La tecnologia moderna può rendere chiunque immortale. Però si deve tener conto del titolo del film: la corrispondenza. Tale termine presuppone che avvenga un processo di comunicazione tra due persone: un filo che collega due poli, indipendentemente dalla distanza fisica tra di essi. Basandoci quindi su questa considerazione, non possiamo pensare che Tornatore volesse comunicarci quel che si è appena detto: infatti, a un certo punto anche la tecnologia è destinata a una fine. E’ vero, può perpetuare la memoria di una persona anche dopo che essa non è più in vita, ma non può far sì che un morto riceva a sua volta dei messaggi. La corrispondenza diventa univoca: media che trasmettono dei messaggi a chi resta, ma che non possono riportare una risposta al mittente.

Ecco a cosa servono i nuovi media: se usati con abilità, possono trasmettere un ricordo in modo più vivido, quasi simulano una realtà, ma non sono in grado di crearla fisicamente. Quando qualcuno se ne va, lascia ai suoi cari delle foto, delle proprietà, degli oggetti, in modo che resti loro un’impronta. Questa volta, il professore, sapendo di essere destinato a morire a breve, ha fatto in modo che la sua amata ricevesse video e lettere che aveva opportunamente preparato: in questo modo, ha espanso la sua presenza oltre i confini della fisica, ma non l’ha fisicamente ricreata. La morale di questo film, dunque, è positiva ma onestamente sana: i nuovi media tecnologici non sono divini, non possono sconfiggere la morte, ma possono essere un buon modo per accompagnare chi lasciamo attraverso il proprio lutto, in maniera estremamente tenera. Questo film ci ha mostrato che è possibile oggi fare un nuovo gesto d’amore incredibilmente profondo, ma del tutto originale e commovente. Questo film ci ha mostrato che, dopotutto, i media non ci hanno ancora rubato né anima né cuore, ma che possono anzi aiutarci a esprimerli come non avremmo mai pensato di poter fare.

Images: copertina